Le letture riguardo le convulsioni della politica di questi giorni si sprecano e ognuno, chi in modo più schierato, chi meno, cerca di interpretarne il senso. Non ho né le competenze né le capacità di cimentarmi in un’operazione di questo tipo. Volevo però condividere un’immagine che mi è balzata in mente accostandomi ai fatti di questi giorni. È l’immagine evangelica del vino nuovo in otri vecchi (Mt 9,16.17 e paralleli). Gesù la propose, unitamente a quella della toppa di panno nuovo per rattoppare un vestito vecchio, volendo comunicare come la novità della sua Parola non potesse essere racchiusa in schemi religiosi vecchi, identificati nello specifico con le minuziose prescrizioni farisaiche.

Mi permetto, perché secondo me perfettamente calzante, di applicare la metafora evangelica alla nostra realtà politica. Ciò che è emerso evidente in questi giorni, al di là dei vari giochi delle parti più o meno riusciti, è la difficoltà di sostenere gli “otri vecchi” rappresentati dalle istituzioni correnti. Non la si prenda come una critica alle istituzioni! Nulla di più lontano da quello che penso! D’altra parte però mi sembra evidente come il sistema istituzionale italiano faccia fatica ad essere compreso dai cittadini oggi. Come si spiegherebbe altrimenti la contrapposizione venutasi a creare tra un candidato definito (impropriamente!) candidato dei cittadini, e un candidato, o più candidati, della cosiddetta “casta”? Come si spiegherebbe il fatto che pochi abbiano sottolineato come Stefano Rodotà era e rimaneva comunque il candidato di una parte politica che, per quanto possa essere ben voluta e popolare, resta una parte del panorama politico italiano? La definizione di golpe dell’elezione di Giorgio Napolitano, i cartelli che recitano “Napolitano non è il mio presidente”, la folla in piazza a protestare, indicano l’incapacità (intesa non come giudizio negativo ma come dato reale) di riconoscere il valore del sistema istituzionale vigente, il valore della possibilità di questo esito. È questo un dato che, a mio parere, non è semplicemente il punto di vista di una parte fomentato da chi di questa parte è leader, ma una percezione diffusa: la percezione delle istituzioni odierne come di otri vecchi. Otri vecchi non in sé, ma rispetto al vino nuovo rappresentato dal sentire attuale, rappresentato dalle esigenze del mondo di oggi. Tant’è vero che, esattamente come nella parabola evangelica, lentamente (ma neanche troppo!) gli otri si stanno spaccando!

Si scrive allora dell’esigenza di riforme istituzionali, dell’elezione diretta del Presidente della Repubblica, si scrive dei cortocircuiti contradditori dell’utilizzo politico dei social network, si scrive della necessità di un ricambio della classe dirigente, di un nuovo modo di pensare la democrazia rappresentativa, di modificare il rapporto tra politica e media… Si scrive di tutto, ma ciò che è importante ora è riconoscere il vino nuovo che c’è, tentare di interpretarlo, smascherare le derive possibili di un’inebriarsi che non fa memoria dei valori non tralasciabili racchiusi negli otri vecchi (lo stesso Gesù si preoccupava di ribadire “Non pensate che io sia venuta ad abolire la legge”! Mt 5,17), per poi provare, insieme, a superare gli interessi di parte, per dare vita a quegli otri nuovi di cui ogni cittadino italiano possa riconoscere di andare fiero.