“Cari giovani, non sotterrate i talenti, i doni che Dio vi ha dato! Non abbiate paura di sognare cose grandi!”

Entro in internet e mi ritrovo davanti questo tweet di Papa Francesco. Lo leggo e mi fermo per un attimo. Per chi come me è piuttosto avvezzo ai temi delle esortazioni che i pastori della Chiesa propongono ai loro fedeli il tweet non rappresenta una novità nel contenuto, né un richiamo particolarmente raro. Eppure stasera mi colpisce. Lo leggo e lo rileggo e non riesco a smettere di osservarlo. Quanto stride questo tweet! Quanto stride oggi!

Mi viene un dubbio: siamo il giorno dopo il 25 aprile, forse il Papa con questo invito ha voluto riproporci lo spirito dei giovani partigiani, dei giovani che avevano lottato e sconfitto il nemico comune del fascismo, dei giovani che si vedevano spianata davanti la strada di un futuro diverso, segnato certamente da ferite profonde, ma pur sempre nuovo, promettente, carico di aspettative… Loro sì potevano sognare cose grandi!

Ma oggi? Come è possibile oggi? Basta accendere la TV per sentire parlare di crisi, basta uscire di casa per respirare l’atmosfera precaria di chi ormai si preoccupa solo di tenersi stretto ciò che gli rimane, occhi bassi, incapaci ormai di scorgere qualsiasi orizzonte. Non ti offendi se ti do del tu, Santo Padre: con che coraggio esorti a sognare cose grandi? Con che coraggio lo dici al giovane laureato che dopo tanto impegno e sudore speso a coltivare i suoi talenti, i doni che Dio gli ha fatto, si ritrova come unica attività della giornata quella di cancellare dalla posta inviata le innumerevoli email dei curricula? Che può sognare? Come può non avere paura? Cosa se ne fa di quei suoi talenti? Quei doni dall’alto che non fanno altro che aggravare la pena, come uno slancio tradito, come una promessa non mantenuta.

Eppure lo hai voluto scrivere, l’hai voluto twittare, non ti sei accontentato di dirlo, hai voluto che il tuo invito non si perdesse, non rimanesse chiuso tra le colonne del Bernini, hai scelto il mezzo più vicino ai giovani, il mezzo più immediato e più capillare. Ci tenevi che arrivasse davvero ai giovani il tuo anacronistico messaggio!

È in questa tua determinazione che scorgo allora quello che ci vuoi dire. Non ci vuoi riproporre uno spirito passato, non ci chiedi di negare la difficoltà del presente, vuoi mostrarci con forza che esiste un futuro! Vuoi dirci che il problema non sono la crisi e le email dei curricola, il problema sono gli occhi bassi incapaci di guardare avanti, gli occhi bassi che non sanno più fidarsi, non sanno più affidarsi. Questa è la fede, quella luce nella notte, quell’abbraccio nella prova, quell’abbandonarsi così sconvolgente e, agli occhi di tanti, incomprensibile, ma che fa essere vero quel “non abbiate paura!”, quel “sognate cose grandi!”.