Editoriale scritto da me e Francesca Mapelli sul sito dell’Azione Cattolica Ambrosiana a un anno dall’elezione di Papa Francesco.

E’ passato più di un anno da quando l’11 Febbraio del 2013 Papa Benedetto XVI ha colto di sorpresa l’intero mondo cristiano, e non solo, annunciando le sue dimissioni da Papa, qualcosa che non era mai accaduto prima e che forse nessuno credeva sarebbe mai potuto accadere. Già allora era chiaro che eravamo di fronte a una grande novità!  Novità che è risultata a tutti quanto mai più evidente non appena dalla finestra di San Pietro si è affacciato il Cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio.

È stato chiesto a noi giovani di AC di provare a dire cosa abbia significato per noi questo primo anno vissuto con Papa Francesco. Proviamo a farlo, come lui stesso ci ha insegnato, attraverso tre parole.

La prima parola è “Spirito”. Tutti ricordiamo la sera del 13 marzo il saluto con cui Francesco si presentò al mondo intero semplicemente dicendo “Fratelli e sorelle, buonasera!” e chiedendo alla gente di pregare per lui. Siamo rimasti tutti stupiti nel sentire un Papa, vicario di Cristo sulla terra, rivolgersi a noi fedeli con così tanta semplicità. Allo stesso tempo però è parso a tutti che in quel saluto, in quella preghiera silenziosa, soffiava forte il vento dello Spirito. Lo Spirito che è novità, lo Spirito imprevedibile che ancora è capace di stupire noi e questo nostro mondo. Lo Spirito che non smette mai di guidare la sua Chiesa e non le lascia mai mancare ciò di cui ha bisogno per essere in ogni tempo la Sua Chiesa. Sì, in questo primo anno con Francesco una cosa ci è parsa evidente: lo Spirito sta guidando la sua Chiesa con forza, chiedendole di cambiare per portare Gesù all’uomo di oggi.

Ed ecco la seconda parola: “oggi”. Il saluto di Papa Francesco è stato solo il primo segno di quella novità che attraverso i gesti di Francesco abbiamo imparato a conoscere. Come giovani abbiamo avvertito lo sforzo del Papa per una Chiesa che oggi si metta in moto per essere al passo coi tempi che sempre più velocemente continuano a cambiare, per una Chiesa che riesca a comunicare e far vivere il Vangelo all’uomo di oggi. Di Francesco rimangono impresse tante parole che indicano i segni di una Chiesa disposta ad aprirsi al cambiamento. “Per conoscere Gesù non basta il catechismo. Gesù si conosce seguendolo, prima che studiandolo.”, diceva Francesco il 20 febbraio durante l’omelia della Messa in Casa Santa Marta. Per un giovane questo è ancora più vero, perché sono proprio le esperienze che si provano sulla propria pelle quando si è ancora negli anni della formazione a lasciare un segno indelebile nella propria vita. Grazie a Francesco poi la Chiesa sta avendo il coraggio e la forza di mettere in discussione tante questioni “spinose, affrontandole senza nascondersi, interrogandosi sull’autentico messaggio evangelico e su come oggi tanti uomini e donne possano viverlo. Basti pensare a come Francesco sta affrontando le questioni dell’omosessualità, dei divorziati risposati, delle relazioni degli adulti coi giovani, privilegiando una prospettiva di misericordia e di accoglienza.

L’ultima parola è “speranza”. Le parole che Papa Francesco ci rivolge sono per noi uno stimolo e una speranza nel credere a una Chiesa che vuole mettersi in discussione. Francesco, prendendo a modello l’apostolo Pietro, ci ha ricordato come il cammino di un giovane cristiano possa incontrare “testimonianze limpide ma anche tradimenti, cadute e nuovi slanci”. […] Gesù a Pietro e ai suoi Apostoli non ha detto ‘Conoscimi!’, ma ha detto ‘Seguimi!’. E’ questo seguire Gesù che ci fa conoscere Gesù. Seguire Gesù con le nostre virtù, anche con i nostri peccati, ma seguire sempre Gesù.” In questo primo anno di pontificato noi giovani abbiamo respirato questa speranza: la speranza che è possibile seguire Gesù oggi, è possibile nonostante le nostre paure, nonostante le nostre indecisioni, nonostante le tante contraddizioni. E’ possibile una Chiesa diversa, spogliata delle sue ricchezze materiali, che guardi oltre il già noto, il ‘si è sempre fatto così’, vicina ai poveri, vicina a chi soffre, vicina a chi ha sbagliato. Tutto questo è possibile e noi giovani vogliamo rispondere con un rinnovato slancio, seguendolo qui dove siamo e ricordando che il tanto auspicato cambiamento deve partire anzitutto da ciascuno di noi.