Non so che impressione abbia fatto a voi vedere sul palco dell’Ariston il singolare schieramento della famiglia Anania. A me personalmente, da credente e convinto sostenitore del valore della famiglia, ha creato un po’ di imbarazzo. Non la famiglia Anania in quanto tale. Per nessuna ragione al mondo mi addentrerei in una discussione riguardo il numero di figli in una famiglia cattolica, argomento sul quale perfino Papa Francesco – “essere cattolici non significa fare figli come conigli”- si è tirato addosso le ire di molti. A procurarmi questo imbarazzo è stato il contesto, il modo con cui la famiglia più numerosa d’Italia è stata spiattellata sul palcoscenico. Lo hanno scritto in tanti e condivido: li hanno fatti sembrare degli invasati.

È fin banale ricordare che a mamma Rai e zio Sanremo, nei limiti del politically correct, non potrebbe fregare di meno del messaggio lanciato da questo o da quell’altro personaggio sul palco dell’Ariston. Una sola cosa importa: il pieno di share. La messinscena sanremese altro non è che una grande meretrice e chi si succede sul palco è suo cliente: offre la luce dei riflettori per ottenere il picco di ascolti. Non le interessa valorizzare le persone e le situazioni a cui dà spazio, le usa per il suo guadagno; non le importa chi ci sia sul palcoscenico, tutto fa brodo, tutto fa share. È così che abbiamo assistito a quelle piroette bipolari che ci hanno fatto passare dalla famiglia Anania allo sketch (esilarante!) di Luca e Paolo sul matrimonio gay, passando per Romina-Albano e Conchita Wurst!

Ma che ci piaccia o no, questa è la televisione. Possiamo discutere per ore se sia opportuno che la rete pubblica si basi esclusivamente sui dati dell’Auditel, ma tant’è. E allora è importante che quando si accosta questo universo ci si armi di quella scaltrezza evangelica, di cui sono molto più forniti “i figli di questo mondo” (cfr Lc 16,8). Quella scaltrezza che permette di usare la forza di questa macchina senza esserne fagocitati. Ne sa qualcosa Suor Cristina Scuccia, che ha saputo uscire vittoriosa dal letto della meretrice. Della famiglia Anania, che stimo e apprezzo per la fede e la bellezza, purtroppo non si può dire la stessa cosa.