Intervento di presentazione del Giubileo della misericordia tenuto presso il Consiglio diocesano di Azione Cattolica e pubblicato sul sito dell’Azione Cattolica Ambrosiana.

In questo intervento sul giubileo della misericordia, indetto da Papa Francesco lo scorso 11 aprile, voglio soffermarmi non tanto sulle disposizioni più pratiche, quanto sul significato che questa indizione porta con sé. Lo faccio a partire dalla bolla, Misericordiae Vultus, con la quale Francesco ha motivato questa scelta.

Qualcuno ha definito questa bolla una piccola enciclica sulla misericordia. In essa infatti, annunciando il giubileo, il Papa si preoccupa di definire il posto e delineare l’importanza della misericordia nel contesto di tutta la fede cristiana. E il posto che ad essa viene attribuito è assolutamente centrale. In questo testo sono riferite alla misericordia espressioni che siamo normalmente abituati a sentire attribuite alla grazia, ai sacramenti, a Dio stesso: viene detto che la misericordia è condizione della salvezza, è segno della presenza del Regno di Dio in mezzo a noi, che svela il mistero della trinità, che è la legge fondamentale che abita il cuore dell’uomo, che è la qualità dell’onnipotenza di Dio.

Ripercorrendo alcuni passi del Primo e del Nuovo Testamento Francesco mette in evidenza come tutto l’agire di Dio sia caratterizzato dalla misericordia, come in definitiva la misericordia possa essere considerata quella cifra sintetica in grado di qualificare tutto ciò che Dio ha fatto e fa. Alla domanda “Cosa fa Dio nella storia e nei confronti dell’uomo?” possiamo rispondere senza paura di tralasciare qualcosa: Dio opera misericordia.

La sottolineatura della centralità del tema della misericordia nella fede cristiana dice la portata che vuole assumere questo giubileo: Francesco si propone di sollecitare la Chiesa a confrontarsi con quello che è l’aspetto essenziale della sua esistenza e del suo compito. Scrive il Papa: “Come desidero che gli anni a venire siano intrisi di misericordia per andare incontro ad ogni persona, portando la bontà e la tenerezza di Dio”. Se il giubileo da sempre è caratterizzato dal tema della conversione, in questo giubileo la conversione che Francesco si auspica è la conversione alla misericordia.

A partire dalla misericordia Francesco delinea poi il compito del credente e il compito della Chiesa.

Il credente è colui che assume lo stesso sguardo di Dio. È colui che ha ricevuto misericordia, ha fatto esperienza della misericordia del Padre, e vive la sua stessa misericordia. “La misericordia diventa il criterio per capire chi sono i veri figli del Padre”.

A sua volta la Chiesa deve avere al centro di tutta la sua azione evangelizzatrice la misericordia. Usa espressioni molto forti Francesco in questo senso: la misericordia è l’architrave che sorregge la vita della Chiesa, nulla del suo annuncio può essere privo di misericordia, la credibilità della Chiesa passa attraverso la misericordia. Da questo punto di vista è certamente significativa la scelta della data di apertura del giubileo, l’8 dicembre 2015, cinquantesimo anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II. Francesco sottolinea questa concomitanza e mette in stretta relazione lo spirito del Concilio, spirito di apertura al mondo, di nuovi linguaggi per parlare agli uomini, di un nuovo stile di evangelizzazione, con la misericordia. La misericordia è individuata da Francesco come quella forma concreta che permette alla Chiesa oggi di continuare il suo rinnovamento nel solco tracciato dal Concilio. Portare avanti lo spirito conciliare significa essenzialmente assumere da parte della Chiesa la misericordia come criterio di riferimento in ogni situazione. Da questo punto di vista Francesco sottolinea l’importanza per la Chiesa di fermarsi a riconsiderare il rapporto esistente tra misericordia e giustizia: “La tentazione di pretendere sempre e solo la giustizia ha fatto dimenticare che questa è il primo passo, necessario e indispensabile, ma la Chiesa ha bisogno di andare oltre per raggiungere una meta più alta e significativa”. La misericordia non è contraria alla giustizia, va oltre la giustizia ed è capace di arrivare anche laddove la giustizia si ferma. La Chiesa a questo deve puntare.

Provo a sottolineare ora alcuni aspetti che mi provocano personalmente di fronte a questo giubileo, aspetti che percepisco, anzitutto per me, come cantieri da affrontare in risposta alle sollecitazioni che Francesco ci consegna.

Il primo aspetto riguarda l’assunzione personale da parte di ciascuno dello stile della misericordia. Curare che il mio pensare, il mio rivolgermi a me stesso e agli altri, il mio agire, sia secondo questo stile di misericordia. Che significa incarnarlo nella vita di ogni giorno curando anche quegli aspetti apparentemente insignificanti ma che in realtà dicono della qualità del nostro vissuto cristiano. Mi provoca da questo punto di vista l’appello del Papa ad astenersi dal giudicare e dal condannare. Quando incontro persone diverse da me nel pensiero e nelle scelte ma anche nelle relazioni quotidiane tra le persone. Si legge nella bolla riguardo questo: “Quanto fanno male le parole quando sono mosse da sentimenti di gelosia e di invidia! Parlare male del fratello in sua assenza equivale a porlo in cattiva luce, a compromettere la sua reputazione e lasciarlo in balia della chiacchiera […] significa saper cogliere ciò che di buono c’è in ogni persona e non permettere che abbia a soffrire per il nostro giudizio parziale e la nostra presunzione di sapere tutto”. Anche da qui passa la nostra credibilità come cristiani e credo davvero che basterebbe vivere maggiormente di questa qualità nelle relazioni per rivitalizzare tante nostre comunità.

Il secondo aspetto sul quale mi soffermo è invece più ecclesiale: è assolutamente urgente trovare un linguaggio della misericordia. Un linguaggio in grado di parlare all’uomo di oggi di misericordia. Quando si parla di misericordia si è normalmente tacciati di buonismo, ingenuità, debolezza. Credo sia importante trovare un linguaggio della misericordia capace di farne percepire tutta la portata. E credo che sia importante come Chiesa impegnarci a far risuonare nel mondo questa voce della misericordia. Cosa significa ad esempio far sentire la voce della misericordia in un contesto come quello della Milano devastata dai Black bloc lo scorso primo maggio? Abbiamo sentito in tutte le forme la doverosa e indispensabile voce della condanna, della giustizia. Cosa significa e in quali forme affiancare a questa la voce della misericordia.