Editoriale scritto per il sito dell’Azione Cattolica Ambrosiana nel quale metto in luce la grande portata che ha avuto e che deve ancora continuare ad avere l’anno giubilare che si conclude oggi.

È difficile raccogliere e fare un bilancio in poche righe di tutta la ricchezza e lo sguardo profetico che l’Anno santo della Misericordia lascia in eredità alla Chiesa e al mondo.

Ci provo, ripercorrendo alcuni segni grandi che hanno scandito questo Giubileo, per poi indicare qualche attenzione da avere ora per continuare a costruire una Chiesa all’insegna della misericordia.

  • Un primo grande segno è stato una Chiesa dalle porte aperte, resa tangibile dalle porte sante spalancate, simbolo di una Chiesa che vuole accogliere, includere e farsi compagna di strada di tutte le fragilità e le miserie umane. Un’indicazione chiara per la direzione della Chiesa di domani.
  • In seconda battuta il segno di un Giubileo decentrato e rivolto alle periferie, a dire una Chiesa che vuole incontrare e dar voce ai più poveri e imparare da loro cosa è misericordia. Tanti le caratterizzazioni da questo punto di vista: dall’apertura della prima Porta Santa a Bangui – Repubblica Centrafricana – ai viaggi apostolici nelle periferie della Chiesa (Messico, Grecia, Armenia, Georgia ed Azerbaijan, Svezia), alle porte sante volute in tutto il mondo, non solo a Roma.
  • Un terzo segno è il recupero delle opere di misericordia come lampada per il cammino, a ribadire come la misericordia non sia anzitutto un tema da pensare: la misericordia si fa. A suffragio di questo la figura di Madre Teresa di Calcutta, canonizzata durante l’Anno Santo, si staglia e si propone come immagine di riferimento per ogni cristiano.
  • Segno grande è stata l’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia sulla famiglia. Leggendola emerge evidente come la misericordia permetta di guardare all’uomo da una prospettiva più autenticamente evangelica, oltre i legalismi e le astrattezze. L’invito al discernimento, l’apertura nei confronti di chi vive situazioni di sofferenza e di fallimento trovano in questo sguardo la propria linfa vitale.
  • Infine c’è un filo rosso più che mai significativo che ha attraversato questo Anno Santo ed è l’attenzione al dialogo ecumenico. Davvero tante sono state le occasioni nelle quali Papa Francesco si è rivolto alle altre Chiese cristiane, culminate nello storico incontro con S.S. Kirill, Partirarca di Mosca, e con il viaggio in Svezia per i cinquecento anni della Riforma. Segno di una Chiesa che vuole vivere anzitutto su di sé la misericordia chiedendola ed offrendola oltre le divisioni.

Ereditare una così grande ricchezza porta con sé da una parte il rischio di disperderla, dall’altra quello che, una volta concluso il Giubileo, semplicemente si volti pagina archiviando come “già data” l’attenzione alla misericordia.
Credo sia essenziale pensare a questo Giubileo non come un evento chiuso in sé stesso, ma come un allenamento intensivo finalizzato a giocare ora la partita dell’evangelizzazione in modo diverso. Papa Francesco non ci ha proposto la misericordia come un tema tra i tanti. L’ha indicata invece come la chiave attraverso la quale rileggere e riformare tutta l’azione della Chiesa. Sarà dunque fondamentale recuperare il patrimonio di Giubileo e farlo nostro un po’ alla volta, per cominciare a costruire una Chiesa della misericordia.
Di questo lavoro di appropriazione sottolineo soltanto l’importanza di una sua declinazione rispetto al tema dei linguaggi coi quali parlare della misericordia.
È un tema chiave soprattutto quando ci si rivolge al mondo giovanile. Da questo punto di vista credo che il Sinodo dedicato ai giovani annunciato da Papa Francesco possa dare un impulso decisivo.