In preparazione all’Assemblea diocesana triennale dell’Azione Cattolica di Milano una mia riflessione sulle sfide oggi nella Chiesa.

L’assemblea diocesana triennale di AC è per definizione tempo di rinnovamento.

Rinnovamento delle responsabilità dell’associazione, dal consiglio diocesano, fino ai presidenti parrocchiali e a tutti i responsabili nei diversi livelli territoriali. Rinnovamento rispetto alla direzione che l’AC diocesana sceglie di darsi, facendo tesoro del cammino che sta alle spalle, in vista della sua prosecuzione in uno slancio rinnovato che i delegati dell’assemblea sono chiamati a indicare attraverso il documento assembleare. Questo rinnovamento, già di per sé intrinseco della dinamica assembleare, è in occasione di questa XVI assemblea diocesana ancora più marcato dal tema scelto: “Fare nuove tutte le cose. Radicati nel futuro, custodi dell’essenziale”.
Il paradosso che questa espressione indica rimanda esattamente alla complessità, che ne rappresenta insieme la fecondità del processo di rinnovamento: fedeltà alle radici, alla tradizione, alla storia che ci contraddistingue, ma con uno sguardo rivolto al futuro, al cammino che ci sta davanti, alla forma nuova che la storia ci chiede di assumere nell’oggi per essere ancora fecondi domani.
Il tema del rapporto tra il cambiamento (o per usare una parola del Concilio spesso ripresa da Papa Francesco la riforma dell’esistente) e la tradizione è un tema di grande attualità nella vita civile e ancor più nella Chiesa; un dibattito spesso faticoso, che corre il rischio di fermarsi di fronte alle barricate erette dai diversi interlocutori.
Si inserisce tra la nostalgia di chi vorrebbe tornare a com’era, ma fatica a considerare come il contesto attuale ormai non lo permetta più, e la fretta di chi, stanco e disilluso dall’esistente, spinge per uno sbilanciamento in avanti, che rischia di non fare i conti con quanto di prezioso la storia ci consegna.
Essere radicati nel futuro significa anzitutto deporre le armi, uscire dalla contrapposizione e dagli schieramenti, abbandonare la nostalgia e la fretta e, insieme, da fratelli, con fiducia nello Spirito che guida la storia e la Chiesa, guardare alla realtà in cui siamo inseriti con quello sguardo capace di vedere strade nuove proprio perché custodisce la luce incandescente di ciò che la tradizione ci consegna come essenziale.
È questa la dinamica, l’intuizione, che diede l’impulso decisivo ad avviare quel grande evento profetico che fu il Concilio Vaticano II, ossia l’esigenza di aggiornamento, di riforma, nelle modalità di vivere e comunicare la verità di sempre custodita nel Vangelo. Ed è la ripresa e la rinnovata fedeltà a questa esigenza ciò che guida l’azione e il magistero di Papa Francesco.
Come AC, attraverso il tema scelto per questa assemblea, vogliamo inserirci sempre di più in questo solco, in questa via che la Chiesa oggi ci consegna come compito.
Nella consapevolezza che è davvero questa la sfida grande per noi cristiani oggi: trovare le forme e i linguaggi per essere Chiesa nel tempo presente, ossia essere annunciatori nel mondo attuale del Vangelo di Gesù. Percorrere la via della riforma è il più grande atto di fedeltà che possiamo vere rispetto alla tradizione che ci è consegnata, perché significa trovare le modalità per renderla ancora viva per le donne e gli uomini di oggi.
Ed è quanto mai importante che siamo noi, laici, i primi ad avere la consapevolezza e a mettere in atto azioni concrete per andare in questa direzione.
Perché è esattamente compito di noi laici, che stiamo tutti i giorni a contatto con il mondo e i suoi diversi ambiti, quello di indicare piste possibili per vivere e annunciare il Vangelo oggi.
Da questo punto di vista oggi più che mai è fondamentale che finalmente sia davvero l’ora dei laici!

Articolo pubblicato su Azionecattolicamilano.it