“Aiutiamoli a casa loro” è diventato il mantra che mette d’accordo tutti sulle politiche migratorie: Salvini, Renzi, Grillo… perfino il segretario di stato vaticano Parolin!
Già, ma concretamente cosa significa “aiutarli a casa loro”?

Mi auguro che a breve venga presentato da queste forze politiche un piano dettagliato di quali azioni diplomatiche, quali investimenti a spese dei contribuenti italiani, quali interventi si intendano mettere in atto per risolvere i conflitti, combattere la corruzione e i traffici criminali, favorire l’occupazione, garantire salari accettabili e condizioni di lavoro dignitose, in Nigeria, Bangladesh, Libia, Eritrea, Guinea, Gambia, Costa d’Avorio, Senegal, Sudan, Mali (i paesi da cui provengono la maggior parte dei migranti che arrivano in Italia).

Perché è facile dire “aiutiamoli a casa loro”, è un intento nobile e condivisibile: chi è così crudele da non voler aiutare i paesi poveri? Si rischia di vincerci un Nobel!
Ma passiamo dalle parole ai fatti, per favore; altrimenti si rischia di dar ragione a chi sostiene che questa politica sia buona a parlare, ma non è buona a fare nient’altro.