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Se i Magi fossero un leghista, un grillino e un piddino…

La notte era fredda ma bellissima. In cielo le stelle sembravano un coro di luci inneggianti di splendore. E tra di esse la grande stella, luminosa più che mai, che si era finalmente posata su una piccola capanna diroccata di un paesino dimenticato. Erano arrivati. I magi si guardarono l’un l’altro, stanchi per il viaggio. Facevano di tutto per non darlo a vedere, ma erano colmi di gioia.

Ne avevano fatta di strada. Era ormai un ricordo lontano quel giorno, a Roma, quando l’imperatore Sergio li aveva convocati. Loro tre, un leghista, un grillino e un piddino, e aveva chiesto loro di intraprendere quel viaggio dietro la stella, verso una sperduta provincia dell’impero, per accogliere il Messia. Continua a leggere Se i Magi fossero un leghista, un grillino e un piddino…

Qui siamo l’oratorio!

Don Matteo era molto affascinato da Papa Francesco. Non tanto per i baci ai bambini, le ore passate a salutare la gente, il sorriso che faceva sussultare di nostalgia tutte le signore della messa delle sette, che, quando venivano da lui a confessare i peccati del marito e delle nuore, inesorabilmente, prima o poi, con gli occhi luccicanti, cacciavano dentro una frase del tipo: “mi ricorda tanto papa Giovanni!”. No, don Matteo rimaneva affascinato da quel monito che più volte Papa Francesco aveva ripetuto: “dovete uscire, non dovete rimanere chiusi nei vostri ambienti, dovete parlare al mondo, dovete dare la priorità ai poveri, dovete rinnovare lo slancio missionario vincendo la tiepidezza e la mediocrità che spesso caratterizzano le parrocchie”. Aveva passato tanto tempo a chiedersi come si poteva fare, come davvero dare uno slancio nuovo alla vita della sua parrocchia, come trasformare l’oratorio in una casa accogliente, ma insieme in un luogo da cui partire per portare il vangelo di fuori… Continua a leggere Qui siamo l’oratorio!

Il Consiglio dell’oratorio

Don Matteo non era un grande trascinatore. Don Matteo era piuttosto riflessivo e pacato. Don Matteo aveva un chiodo fisso. Don Matteo non sopportava le cose fatte per inerzia, le cose fatte perché si sono sempre fatte, le cose fatte senza un senso.

Così per quella sera si era preparato accuratamente, aveva molto riflettuto prima di decidere cosa dire, e alla fine ciò che aveva prodotto lo soddisfaceva per davvero! Tutto speranzoso si sedette al suo posto nella squallida auletta dove dai tempi di don Luigino si teneva il consiglio dell’oratorio e nella quale erano conservati tutti i verbali delle sedute dal 1957. Dopo la breve preghierina iniziale prese la parola. Continua a leggere Il Consiglio dell’oratorio