Pubblico il testo della testimonianza che mi è stato chiesto di fare in occasione della presentazione del premio “Carlo Maria Martini Intenational Award”, sul tema “Fascino e paura delle scelte di vita”.

Nel mio riflettere sul tema “fascino e paura delle scelte di vita” a partire dai testi del Cardinal Martini voglio partire da una premessa, che riguarda il mio rapporto con i testi di quest’uomo, che per me è stato un grande maestro. Più volte e in momenti diversi della mia vita mi sono accostato ai suoi scritti, e ricordo che la sensazione iniziale di fronte a ciò che il cardinale suggeriva era, mi si permetta questa espressione, quella di una certa irritazione di fronte alla sua disarmante semplicità. Io leggendo i suoi testi cercavo le soluzioni alle grandi domande che proprio il fascino e la paura delle scelte mi suscitavano, e che mi sembravano intricate e enigmatiche. E invece mi trovavo davanti a una semplicità che al momento mi dava questa sensazione, irritante. In realtà, ho compreso dopo, era una semplicità in grado di arrivare immediatamente all’essenziale, al nocciolo della questione, eliminando i fronzoli. Per questo da irritazione il sentimento nei suoi confronti ben presto si è trasformato in gratitudine.
 Però è proprio da un episodio di questa “irritazione” voglio partire nel provare a dirvi cosa i testi del cardinal Martini dicono a me rispetto al tema della paura e del fascino davanti alle scelte di vita. È un episodio di quando qualche anno fa ho letto il testo “Conversazioni notturne a Gerusalemme”. Ricordo la trepidazione con cui andavo a leggere la risposta alla domanda “Che cosa vuole Dio da noi?”. Riconoscevo come una domanda centrale per il mio cammino di fede. Esattamente quel sentimento di irritazione mi ha colto nel leggere quella semplice e lapidaria risposta: “Dio vuole da noi che abbiamo fiducia”. Mi sembrava una risposta scontata, immaginavo qualcosa di molto più complesso e articolato, e ricordo bene in quel momento di aver smesso di leggere preso da questa irritazione.
Quella risposta però è rimasta come un tarlo dentro di me, e ricordo bene i momenti nei quali mi sono trovato di fronte alla mia vita nella necessità di compiere scelte che andassero nella direzione delle scelte di vita. Mi sono reso conto come la mia fatica, la paura rispetto a queste scelte, derivasse esattamente dalla mancanza di questa fiducia. Quella fiducia che ti fa costantemente percepire di essere amato, di essere custodito “come pupilla dell’occhio”, come dice il salmo, di poter non avere paura. Ecco che allora mi sono reso conto che davvero quello è il cuore del cammino di sequela, davvero quella parola, fiducia, nella sua semplicità rappresenta realmente ciò che Dio vuole da noi. Perché se manca questa fiducia di fronte alle scelte di vita a vincere non può che essere la paura.
Fiducia che, sempre il cardinal Martini mi ha insegnato, non è solo quella che ci è chiesto di riporre in Dio, ma è quella che lui stesso ripone in noi. Mi colpisce sempre molto leggere i testi in cui Martini parla dei giovani, perché emerge questa grande fiducia in loro, nella loro capacità di essere “profeti”.Questo secondo aspetto della fiducia è qualcosa che per me è stato ed è di stimolo, quasi come un pungolo, nel accettare di assumermi delle responsabilità, ad esempio le responsabilità in Azione Cattolica. Sapere cioè che c’è qualcuno che ha fiducia in me è qualcosa che mi ha stimolato a compiere delle scelte; non solo me ne ha fatto comprendere il fascino ma mi ha anche dato un impulso forte nel decidermi, nel giocarmi in esse.
Sono moltissime le cose che, preparando questa breve testimonianza, mi sono venute in mente. Non potendo soffermarmi su tutte, provo semplicemente a scegliere un aspetto del fascino e un aspetto della paura davanti alle scelte che sento veri per me e ho vissuto nella mia esperienza di vita.
Comincio dal fascino e ritrovo come elemento che davvero mi affascina di ciò che insegna il cardinale Martini la prospettiva di una vita vissuta nella contentezza che deriva dalla fiducia in Dio e dalla bellezza di fare la sua volontà. Intorno a me ritrovo tante parole, tanti modi di pensare: la logica del successo, la logica del “tanto non cambia mai niente”, la logica del cinismo che riduce tutto al peggio. E poi c’è questa logica dell’affidamento a qualcosa, a qualcuno, che non puoi afferrare ma di cui ti puoi fidare, che è rispettoso della tua storia e delle sue povertà, ma che promette qualcosa di più, che ti permette di guardare con speranza al mondo, al futuro, alla storia, nonostante tutto. Quello sguardo grande, che va sempre oltre, che apre orizzonti sempre nuovi, di cui il Cardinale Martini è stato grande testimone. La contentezza che scaturisce dal vivere secondo questa logica è qualcosa che davvero mi affascina, qualcosa che mi spinge a desiderare una scelta che renda definitivo per me il modo di vivere questa fiducia, appunto, la scelta di vita.
Provando invece a indicare cosa rappresenta la pauramaggiore davanti alla scelta, senza dubbio è la custodia del quotidiano. Il cardinal Martini indica spesso come condizione per maturare una scelta realmente secondo ciò che suggerisce lo Spirito la fedeltà nel quotidiano, la capacità di preservare il nostro cuore ogni giorno dagli ostacoli che impediscono alla Parola di attecchire e portare frutto, l’arte del discernimento che chiede tempo, silenzio, ascolto. La paura che vivo è quella di rimanere frastornato in un quotidiano molto pressante, fatto di contesti e situazioni molto diverse dalle quali continuamente entrare e uscire, la paura di non riuscire a fare posto alla Parola di Dio in me. Questa paura è valida per l’oggi, nella situazione in cui ancora mi interrogo su quale scelta di vita rappresenti la vocazione a cui il Signore mi chiama, ma la sento vera anche per il dopo; nel contesto cioè di una scelta già compiuta sento forte la paura di fronte alla necessità di custodirla e portarla avanti giorno per giorno, nel quotidiano. In questo comprendo che le mie forze non bastano ed è più che mai necessaria la fiducia in qualcuno che mi guida nonostante la mia incostanza.
Mi fermo qui. Ho provato a dire alcuni elementi che i testi del cardinal Marini suscitano nella mia esperienza di fronte alle scelte di vita. Resta come sentimento diffuso la gratitudine per il bene che hanno fatto al mio cammino gli insegnamenti di questo grande vescovo ed è con questo sentimento che concludo.