In fondo cos’è la Pasqua se non il vaccino che Dio ha inoculato all’umanità contro il male, la sofferenza, la morte? Perché dopo averli attraversati vi sia ancora vita.
Buona Pasqua!

A volte pensiamo che essere cristiani significhi mantenere limpida l’acqua della nostra vita. Mentre invece, limpida o torbida che sia, significa lasciarsela trasformare in vino.

Sul Corriere di oggi Gramellini scrive:

” Provate a calare nel lockdown i due adolescenti più famosi della letteratura, Romeo e Giulietta. Nella Verona di questi giorni non si conoscerebbero neanche: Romeo non riuscirebbe a imbucarsi in casa Capuleti, neppure se fosse munito di regolare autocertificazione. Così resterebbe congelato nelle sue passioni sbagliate ma conosciute, finendo per andare a prendere inutilmente freddo sotto il balcone della sdegnosa Rosalina, purché entro e non oltre le dieci di sera. Probabilmente lui e Mercuzio si ubriacherebbero di continuo e andrebbero a fare a botte con la banda rivale per dare un senso alla noia. Certo, i due amanti non morirebbero più per le conseguenze del loro amore. Però morirebbero dentro, per non averlo vissuto”.

E però mi chiedo: la vita è un treno che passa una volta sola e se lo perdi – per negligenza tua o per contingenze che non dipendono da te – sei condannato inesorabilmente a “morire dentro”? Oppure questa vita che ci abita è più forte della nostra fragilità, è capace di farsi strada tra le piccole fessure che anche la peggiore situazione lascia aperte, e trova il modo di fiorire?

Normalmente si postano foto della neve appena caduta, quando il suo manto bianco ricopre ogni cosa di perfezione, in un incanto sempre nuovo.
E il prato, l’erba, i fiori, si fotografano in primavera, quando tutto è rigoglioso ed esplode di bellezza.
Ma a ben vedere per la maggior parte del tempo la natura rimane spoglia, imperfetta, brutta. Nel mezzo di un non più e un non ancora. E guardandola così, viene da pensare al passato, ricordando com’era, o anticipare il futuro, immaginando come sarà. Difficilmente ci si sofferma a contemplarla, ammirarla, fotografarla in queste condizioni.
Eppure, se domani sarà rigolgiosa e bella, se ci perderemo a gustare i suoi colori, i suoi profumi, il suo splendore, è perché è passata attraverso questo tempo. Che appare incompiuto, brullo, perso, che si salterebbe volentieri, se fosse possibile… ma è quanto mai fecondo e necessario.

Vorrei chiudere questo anno facendo mie queste parole di Lidia Maggi, augurando a tutti di riconoscere che “anche quella è vita”.

“La malattia, il lutto, li pensiamo come intermezzo, come un tempo sospeso, mentre forse questo è un limite, perché anche quella è vita. Leggo che in queste ore molti augurano di “cancellare” il 2020. Ma non si può negare o cancellare un anno del genere. Dobbiamo trovare riti, linguaggi, spazi narrativi per rivisitare questo anno. Tutto ciò che è rimosso prima o poi ritorna. Così come da una malattia non torniamo uguali a quelli che eravamo prima, così questo anno ci ha segnati.”

Buon anno nuovo!

Quanto stride quest’anno questo annuncio, Signore. Eppure ancora ce lo fai pervenire, e insistiti, perché non ce ne dimentichiamo: che la gioia non è lì dove troppo spesso l’abbiamo confinata, nelle infinite possibilità di un mondo luccicante, ma è una fiammella che si accende
nella notte, nel luogo più impensato, nel momento meno plausibile. E per questo è possibile anche oggi.

A tutti voi che per tratti brevi o lunghi ho incrociato nel mio cammino, buon Natale!

Gabri

Contemplando la bellezza – Marocco 2016

Quest’estate io e mia moglie abbiamo fatto un viaggio splendido in Marocco. In questa galleria non proponiamo semplicemente le foto del viaggio. Vuole essere invece uno  sguardo che contempla la bellezza dei paesaggi e della quotidianità che lì abbiamo incontrato. Uno sguardo che si sofferma sull’essenziale e prova ad andare in profondità.

Le foto e le didascalie sono opera di mia moglie, Donata, bravissima a cogliere la bellezza nei dettagli e nelle piccole cose. Continua a leggere “Contemplando la bellezza – Marocco 2016”

“Cosa poteva esserci di diverso dal grigio? Cosa poteva esserci oltre il grigio? Grigio era il sole, grigi erano gli alberi, grigio era il cielo, grigio era il mare, grigi erano gli uccelli, grigie erano le farfalle. Grigi erano i capelli della ragazza con cui camminava…”

Il Signore dei Colori,
aquistabile qui.


davUn sogno che si avvera! Definirei così la pubblicazione de “Il Signore dei Colori”. Perché scrivere e pubblicare un libro è un desiderio che mi porto dietro da quando ero bambino. Perché ciò che ho provato a dire in questo testo racchiude buona parte di quello che sono, di quello che credo, di quello che ogni giorno motiva il mio impegno.

La sua esistenza è merito di mia moglie: mentre stavamo decidendo cosa scegliere come bomboniera del nostro matrimonio, Continua a leggere

Da Giuseppe a Mosè: il mio saluto all’oratorio.

C’è una circostanza curiosa che fa da cornice  al mio impegno da educatore in oratorio.

Era il lontano 2005 quando per la prima volta, da giovane seminarista, affrontavo l’oratorio estivo come responsabile. Oratorio feriale mitico, nel mio paese, Casciago, con tanti di quelli che ancora sono i miei più cari amici. Il tema di quell’anno era “Conta su di me”, tutto incentrato sulla storia di Giuseppe d’Egitto.
Quest’estate ho vissuto a Castellanza l’ultima esperienza come responsabile d’oratorio (da settembre si inizia una nuova avventura!), e il tema era “Per di qua”, con filo conduttore la vicenda di Mosè e del popolo di Israele che, dall’Egitto, raggiunge la Terra Promessa.

Mi fa pensare questa strana coincidenza Continua a leggere “Da Giuseppe a Mosè: il mio saluto all’oratorio.”

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: