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Famiglia Cristiana e il “Vade retro Salvini”

Ci ho pensato molto a questa faccenda e sono giunto alla conclusione che no, non condivido la scelta di Famiglia Cristina di uscire con questa copertina. Chi mi conosce sa quanto distante io sia dalle posizioni di Salvini (e quanto io sia convinto che le idee di Salvini non siano cristiane!), ma non condivido la scelta di “demonizzare” chi pensa e agisce in modo differente da me. Non condivido questo stile contrappostivo. Non lo condividevo quando si parlava di unioni civili e biotestamento, non lo condivido nemmeno ora. Semplicemente perché non è uno stile che aiuta ad andare oltre le differenze ma le acuisce (e se il tema in oggetto è la convivenza delle differenze questa è una contraddizione), né contribuisce in qualche modo a risolvere la situazione.
E non è uno stile cristiano. Perché il “Vade retro” Gesù lo disse non a un suo oppositore ma al primo dei suoi apostoli; perché i peccatori, chi la pensava diversamente da lui, Gesù non li demonizzava, normalmente ci andava a pranzo insieme…

A cosa serve una Chiesa che sa anche piangere

Mi è capitato di leggere il commento molto critico di Antonio Socci all‘omelia del cardinal Betori pronunciata durante i funerali di Davide Astori. L’accusa mossa da Socci parte dall’affermazione con cui il cardinale esordisce, nella quale dichiara: «Della morte non abbiamo spiegazioni che possano servire a consolare. […] Posso solo piangere con voi». In queste parole Socci legge un sottrarsi alla propria responsabilità da parte della Chiesa; responsabilità che si espliciterebbe anzitutto nell’affermare le verità rivelate, dando risposta ai dubbi, alle domande dei fedeli e dei non fedeli ribadendo la dottrina cristiana. Betori avrebbe invece preferito compiacere le folle, cosa che porta Socci a chiedersi se permanga ancora nell’attuale gerarchia la fede cattolica.

Ma l’aspetto più interessante del pezzo di Socci è quando, di fronte all’affermazione che la Chiesa di fronte alla morte può “solo piangere”, si chiede: «una Chiesa così a cosa serve?». Continua a leggere A cosa serve una Chiesa che sa anche piangere

A che ci serve Gesù bambino?

 

«Stasera ho capito perché ci sono le stelle» sussurrò Earinë.
«Perché?» chiese Neruo.
«Perché sono qualcosa che non riusciremo mai a spiegare fino in fondo, ma c’è ed è bellissimo».
«Le stelle sono un sacco di gas che brucia. Che c’è ancora da spiegare?» obiettò Eruanno.
«Perché mai del gas che brucia ci fa così tanto sognare».

Il Signore dei Colori

A che serve un Dio bambino che nasce?
Un Dio neonato, impotente, che non sa fare altro che piangere e succhiare latte?
Un Dio in fasce che non è in grado di risolvere i nostri mille problemi,
di sciogliere le mille contraddizioni del nostro mondo?

Guardare un bambino appena nato è un po’ come guardare le stelle: è piccolo e insignificante, ma toglie il fiato. E, pur tra le nostre mille preoccupazioni, risveglia in noi un non so che di inspiegabile, che ci porta oltre noi stessi, oltre le delusioni e le rassegnazioni, verso qualcosa simile a un desiderio dimenticato, a una speranza che sembrava perduta…

L’augurio è che in questo Natale, incrociando gli occhi del neonato Gesù, questo risveglio non sia l’infatuazione di un momento, ma l’inizio di una Vita nuova possibile.

Buon Natale!

“…non sarà lasciata pietra su pietra…”

«Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta» (Lc 21,6).

Queste parole di Gesù non sono una minaccia. Sono invece parole di speranza. È l’invito ad avere fiducia che oltre questa distruzione può esserci ancora vita. È la possibilità di consegnarci ancora al suo abbraccio di fronte ad ogni crollo. Sia questa speranza ad animare le popolazioni colpite dal terremoto.