Mi ha molto colpito la vicenda, riportata in questi giorni sui quotidiani, di Sarah Silverman, attrice statunitense, di come ha risposto a un hater che le rivolgeva insulti sui social.

A seguito di un post da lei pubblicato nel quale affermava di voler comprendere le ragioni dei sostenitori di Trump prima di urlare contro accuse, era stata definita “cunt” (troia) da un suo follower, Jeremy Jamrozy. La Silverman, invece di rispondere a tono come avrebbe potuto, è andata a guardarsi il profilo dell’hater, ha scoperto una persona segnata dal dolore, alla schiena in particolare, e ha risposto dicendogli di comprendere e condividere la sua sofferenza, suggerendogli di non rispondere al dolore con l’odio ma con l’amore. Questa risposta ha spiazzato completamente Jeremy che,  in un successivo tweet ha confidato di come la sua sofferenza nasca da un abuso subito all’età di otto anni. L’attrice ha così suggerito all’hater di rivolgersi a un gruppo di sostegno che lo possa aiutare, oltre a consigliargli uno specialista per risolvere il suo dolore alla schiena. Jeremy si è scusato per l’insulto, la Silverman si è detta disposta a pagare le cure e lui ha comunicato di voler destinare il denaro raccolto ad aiutare altri cittadini di San Antonio in difficoltà.

Quante volte ci siamo sentiti dire che alla violenza non si risponde con altra violenza, che all’odio non si contraccambia altro odio? Eppure nella concretezza di ogni giorno quanto spesso facciamo il contrario! Perché un conto è la teoria, un altro la vita reale. Nella vita reale ci viene spontaneo pensare che dobbiamo farci valere, non dobbiamo lasciarci mettere i piedi in testa da nessuno. Che, sì, senz’altro se rispondo all’odio con l’odio non risolvo la situazione: ma in fondo cosa mi importa? Cosa mi importa di chi mi odia, di chi mi fa soffrire? Gli auguro solo il peggio! E poi… figurati se quello che faccio o dico lo può cambiare…

Non ci crediamo! Non crediamo che l’altro possa cambiare davvero, che l’altro non sia cattivo ma solo una persona sofferente che ha bisogno di comprensione. Che può cambiare se incontra qualcuno che invece di odiarlo prova ad amarlo.

Normalmente pensiamo che tutte queste belle cose siano favolette da film o al limite buoni proposti per chi vive nel mondo delle favole. Questa vicenda in un modo lampante e inequivocabile ci mostra come sia invece vero che chi appare cattivo è in realtà una persona segnata profondamente dal dolore; che rispondere alla violenza con comprensione e gentilezza non solo è possibile, non solo non toglie nulla alla dignità della persona, ma può davvero cambiare le cose, cambiare i cuori, cambiare la vita.

E quando cambia una persona con lei cambia il mondo: chiedetelo a coloro che Jeremy aiuterà destinando i soldi che ha raccolto.

Se riuscissimo a stamparci questa vicenda nella testa e ad agire di conseguenza davvero potremo fare tanto perché questo nostro mondo diventi un posto migliore.