Nelle notti che precedono gli esami capita di sognare…
e il sogno  più ricorrente, quando sei indietro con lo studio,
è quello di poter fermare il tempo, fermarlo in un punto,
e lasciarlo lì fino a quando non avrai finito il programma dell’esame…
E così nel mio sogno il tempo si è fermato.
Ma nonostante il proposito di utilizzare questo tempo fermo per studiare,
non ho resistito alla tentazione…
sono uscito fuori dalla mia stanza, fuori dalla mia finestra, fuori dalla mia città,
e ho cominciato ad osservare il mondo,
il mondo fermo, in un’istantanea…
E sono rimasto stupito nel contemplarlo.
Passando di casa in casa… di città in città… di continente in continente…
Pensavo che la diversità fosse tra le culture, tra i popoli, tra le nazioni…
e invece mi sono accorto che le diversità più grandi stanno vicine di casa.
In una casa trovi la gioia di una mamma che coccola in suo bimbo,
in quella a fianco la solitudine di un’anziana che non ha più nessuno accanto.
In una cabina di crociera trovi la passione di due sposi in luna di miele,
in quella a fianco la disperazione di un uomo che viaggia per dimenticare…
In una baracca del campo profughi trovi la miseria di cinque fratelli rimasti senza genitori…
in quella a fianco la ricchezza d’animo del giovane volontario che ha scelto di dedicare la sua vita per loro…
Di corsa in stazione trovi l’entusiasmo della giovane al suo primo giorno di lavoro,
sulla panchina lì a fianco il vuoto di un giovane riempito dalla sua bottiglia….
Davanti a uno specchio trovi l’insicurezza dell’adolescente che si chiede se potrà mai piacere a quello lì,
nella camera accanto la rassegnazione di un padre con due mogli alle spalle e nulla di più…
E tornando nella mia camera dopo aver percorso il mondo,
osservo il mio libro che chiede di essere aperto,
osservo la mia stanza, questo angolo specchio di quello che sono,
e mi domando cos’è questa vita, cos’è questo uomo…
e soprattutto che ci sto a fare in questo mondo,
cosa farne della mia vita, una volta che il tempo avrà ricominciato a scorrere…