Io non sono Charlie

Prima cosa da dire con forza è che ciò che è accaduto a Charlie Hebdo è un crimine efferato che non può avere in nessuna sede e in nessun discorso qualsivoglia tipo di attenuante. Lungi da me il dare la ben che minima impressione di voler in qualche modo sminuire ciò che questi terroristi hanno fatto, lungi da me anche solo immaginare di poter sostenere che “con quelle vignette se la sono cercata”, come ho letto in qualche commento. Ciò che è accaduto a Charlie Herbdo va condannato senza se e senza ma, con tutta la forza e la determinazione possibile.

Ciò ribadito senza esitazione, mi pongo qualche domanda sul tema della libertà di espressione. Mi chiedo se davvero in nome della libertà diespressione tutto è lecito.Faccio un esempio concreto. Nessuno di noi ha dei dubbi sul fatto che il web debba essere libero, sul fatto che ognuno possa scrivere quello che vuole. Poi però, giustamente, ci scandalizziamo per gli insulti irriverenti e gratuiti che piovono sui social network, ancora di più se magari questi insulti sono a sfondo razzista. Su questo tema qualche settimana fa Beppe Severgnini sul Corriere scriveva, secondo me del tutto condivisibilmente, “libertà di commentare non significa libertà di offendere, ferire, diffamare“.

Si dirà, ma se alla libertà di espressione si pongono dei limiti non è più libertà. Io credo che la libertà di espressione non possa venire prima del rispetto dell’altro. E il rispetto dell’altro, in una società civile, non è un limite, è il fondamento di tutto. Per questo non è assecondabile l’offesa, anzi è da perseguire. E attenzione, non decide chi scrive se ciò che scrive è un’offesa o no. E’ chi legge che si sente offeso o meno. “Ma io non volevo offendere” non vale come giustificazione. Libertà di espressione nel rispetto dell’altro significa che quando scrivo devo mettermi dalla parte di chi legge. E beninteso, non del musulmano perché è musulmano, di chiunque legga; non per paura, per rispetto.

Per questo non riesco a riconoscermi in #JeSuisCharlie. Condivido fino in fondo la condanna, il dolore e lo sgomento per quanto accaduto a Parigi. Non condivido però il modo di concepire la libertà di espressione di quella testata.

36 pensieri riguardo “Io non sono Charlie”

  1. Pur non condividendo questo tipo di satira, ritengo che ciò che successo a Parigi è un atto gravissimo ritengo importante la libertà di opinione e di scrittura sia fondamentale, anche se forse servirebbe un maggior rispetto anche per la libertà dell’altro …… Non so se questa è una strage religiosa l’unica cosa che rimane è la morte di molte persone e questo valica il concetto di civile convivenza tra persone con idee religione colore modi di vivere differenti ….. Forse vale la pena riflettere quanto siamo vulnerabili e sempre in allarme ……

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  2. Scusa ma quello che hai scritto mi offende per cui se ti metti dalla parte di chi legge ritira ciò che hai scritto perché per e offensivo nei miei confronti

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    1. scusa ma come fa a offenderti? Ha forse insultato il tuo dio o il tuo credo? Ha espresso la sua opinione sulla satira e sulla libertà di espressione, senza parole volgari, senza immagini volgari, nel modo più rispettoso e sensibile possibile. Ma chiaramente non hai letto bene altrimenti non avresti commentato in modo così infantile.

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      1. Credo che il commento sopra voglia sottolineare, in modo ironico ma a parer mio efficace, come sia impensabile lasciare a chi legge la scelta del sentirsi offeso giustamente, dal momento che è una condizione arbitraria e personale. Una persona può infatti giudicare qualcosa offensivo, pur senza che vi siano elementi per esserlo, e un autore non può prevederlo. Da cui il commento volutamente esagerato per far capire il problema. Marina (chiunque tu sia), sbaglio?

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    2. Credo ci siano due livelli, quello personale (mi sento offeso) che decido io, e quello delle conseguenze che questo sentirmi offeso deve avere (nell’esempio di Marina: ritira ciò che hai scritto). Questo secondo livello non posso avere la pretesa di deciderlo io che mi sento offeso, ma ci sarà eventualmente un giudice che valuterà e deciderà secondo elementi il più possibile oggettivi (e qui ha ragione Gal)! Se però di base non c’è il mettersi dalla parte dell’altro, il rispetto dell’altro, che significa anche capire che una cosa che per me non è offensiva per l’altro può esserlo e quindi non la scrivo, poi non posso giustificarmi dicendo “non volevo offendere”.
      Certo mi rendo conto che su questi temi è difficile un’oggettività.

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  3. Non tutti lo sanno, ma diversi anni fa quella testata giornalistica era stata chiusa, perchè alcune vignette satiriche avevano insultato charlies de gaulle, ovviamente, dato che questo personaggio è amato dai francesi (e non solo da loro, ovviamente) nessuno ha fatto uno piega, nessuno lo ha considerato un limite alla libertà di stampa o di espressione. Cos’è de gaulle è troppo sacro per scherzarci sopra, mentre maometto, che è a tutti gli effetti un personaggio sacro, può essere sbeffeggiato e insultato senza che alla popolazione interessi? Ma per favore… La libertà di stampa non esiste se diventa un alibi per insultare gratuitamente.

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  4. La vignetta satirica pubblicata a fianco dell’articolo si riferisce alle posizioni espresse dal cardinale arcivescovo di Parigi, André Vingt-Trois, nel contesto della discussione sulla legge che l’anno scorso ha introdotto in Francia nuovi diritti per le coppie omosessuali. La posizione tradizionale della Chiesa su questi argomenti definisce i legami affettivi e i comportamenti omosessuali come “atti contro natura”, da reprimere come un vizio a livello individuale, da “curare” come una malattia a livello medico-educativo e da ignorare (fino a qualche decennio fa: da punire) a livello sociale-politico. Ora, se al rappresentante di una chiesa, e più in generale ai suoi fedeli, si riconosce il diritto di esprimere teorizzazioni e volontà politiche di questo genere, così radicalmente offensive e mortificanti per le persone che ne sono oggetto, non capisco per quale motivo si invoca l’intervento repressivo della legge quando dalla società si levano voci che presentano visioni dissacranti nei confronti di quelle teorizzazioni. Dal mio punto di vista, se si nega il diritto di ridicolizzare alcune credenze per l’offesa che questo provoca in chi le sostiene, allora si dovrebbe anche negare la possibilità di esprimere quelle stesse credenze se esse provocano l’offesa delle persone che ne sono oggetto. Il potenziale offensivo di una vignetta e quello di un’omelia è il medesimo: con la differenza che la vignetta fa dell’offesa e della ridicolizzazione il suo strumento espressivo dichiarato e rivendicato, di fronte alla violenza nascosta di tanti sistemi di idee istituzionalizzati e codificati. D’altronde il nome stesso di “satira” allude al suo carattere essenzialmente fastidioso e disturbante per chi ne rappresenta il bersaglio. Se si chiede la repressione di questo carattere, si chiede semplicemente l’abolizione della libertà di satira.
    Ciao a tutti,
    Nicolò

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    1. Ciao Nicolò e grazie per il commento! Non entro nel discorso sull’omosessualità perché è un tema complesso che chiede approfondimento. Ti dico solamente che, da cattolico, non mi riconosco nelle posizioni che hai riportato che sono posizioni di estremisti cattolici, che come sempre fanno più rumore ma sono la minoranza.
      Non conosco da vicino la discussione in Francia su questo tema, in ogni caso se anche il cardinale di Parigi fosse stato offensivo, credo che all’offesa non si debba rispondere con l’offesa (che peraltro non è limitata al suddetto cardinale ma si rivolge ad ogni cristiano), eventualmente si risponde con un processo penale (al singolo)!
      Mi fa invece molto riflettere quello che dici sulla satira e sulla libertà di satira. Non ho una risposta. Però credo esista il confine tra satira e offesa, non saprei definirtelo, ma non tutto può essere lecito (vale anche per le omelie!).

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  5. La libertà che ti sei preso per pubblicare il tuo pensiero è uguale alla libertà che quelli di Charlie Hebdo si prendevano per pubblicare le loro vignette, quindi ti stai contraddicendo se pensi di poter scrivere quello che ti pare, mentre lo stesso diritto non lo vorresti concedere a chi si esprime con vignette che non ti piacciono.
    Saluti

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    1. Il diritto a esprimere il proprio pensiero è di tutti e va difeso. Quello che non concedo (ma perché, tu sì?) è il diritto a offendere. Né a me, né a nessun altro.

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  6. rispetto ma non condivido.

    1) il discorso di severgnini è riferito ad opinioni, non alla satira.
    La satira spesso non rispecchia anche opinone, l’opinone è in pratica “io la penso in un certo modo”, la satira ironizza o caricatura determinati aspessi


    dubito che vauro consideri la maggioranza dei preti pedofili.


    mentre qui esagera il servilismo di brunetta.

    anche a me le vignette dell’hebdo (o per restare in casa nostra, quelle del vernacoliere) il piu’ delle volte non piacciono, non le trovo divertenti e nemmeno stilisticamente interessanti. anzi, sono di un grezzume notevole.

    2) piu’ importante:
    sono decisamente contrario alla Sua opinone dell’offesa.
    “…E attenzione, non decide chi scrive se ciò che scrive è un’offesa o no. E’ chi legge che si sente offeso o meno…”

    A questo punto un animalista potrebbe pretendere di bloccare la stampa di un libro di cucina perché contiene la ricetta del coniglio in salmì.

    O per restare a casi reali, effettivamente accaduti:

    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2008/07/kung-fu-panda-cinese-artista_PRN.shtml
    (ok, molto probabilmente era solo un tizio alla ricerca di pubblicità, pero’ il rischio che si multiplichino casi del genere se venisse considerata l’offesa come Lei la definisce. pero’ probabilmente anche “la vita è bella” di benigni avrà sicuramente detrattori che si saranno sentiti offesi dal modo in cui sono stati trattati i campi di sterminio).

    oppure il caso di bigazzi

    sospeso per aver offeso gli animalisti per aver detto che il gatto “lo si cucinava”.

    ed io non trovo giusto nulla di tutto cio’.

    3) sono altresi’ d’accordo che un “allora vale tutto” non sia nemmeno lecito.

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    1. Anzitutto scusami, il commento era finito in “in sospeso” e solo oggi mi sono accorto.
      Sono d’accordo che la satira ha uno statuto proprio per definizione irridente e dunque diverso da un’opinione. Sono anche d’accordo sul fatto che fatti come quello di kung fu panda o della prova del cuoco siano ridicoli. Non volevo dire che ogni volta che qualcuno si sente offeso abbia sempre ragione. Chi ha ragione eventualmente lo deciderà un giudice se si va a processo… Volevo solo dire che chi scrive non può non tenere conto del fatto che l’altro può offendersi, a volte in modo strampalato e quindi ridicolo (vedi i casi che citavi tu) a volte no.

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  7. Personalmente reputo l’argomento della libertà di parola/pensiero/stampa particolarmente spinoso. Tuttavia penso che nel post si stia facendo un pò di confusione tra la possibilità di esprimere quello che si vuole, con la possibilità di esprimerlo come si vuole. Sono due cose ben diverse. Il come ci si esprime deve anche essere rapportato al tipo di pubblico e alle circostanze per cui è pensato. Ecco che allora gli insulti gratuiti sui social network stridono perchè fuori luogo, ma nel caso di riviste in cui si sa cosa aspettarsi dai contenuti, la cosa è chiaramente diversa. Per quanto riguarda il contenuto, bè, qui è tutto da discutere, perchè spesso si confonde la libertà di opinione altrui con la libertà di esprimere la nostra stessa opinione. Per calcare molto la mano con un esempio: supponiamo che domani ci sia un corteo di manifestanti che pacificamente inneggiano al “no alla guerra” e supponiamo che vengano interrotti dalle forze dell’ordine. Chiaramente grideremmo alla censura. Se però lo stesso corteo, nelle stesse modalità affermasse “torniamo al fascismo”, ecco che l’interruzione non sarebbe più censura.

    (a scanso di equivoci, visto che questo è internet: no, non mi piacciono le vignette di CH, no, non lo conoscevo fino all’altro ieri, sono di sinistra con idee scarse e confuse sulla politica, sì, nel mio esempio ci sono particolari leggi sull’utilizzo di simboli e inni fascisti)

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    1. D’accordissimo sulla spinosità dell’argomento e anche sulla differenza che c’è tra i mezzi che si utilizzano. Mi interroga molto ad esempio il tema dello statuto della satira, irridente per definizione. Credo però che un limite, anche se probabilmente lontano dall’oggettività, ci debba essere. Credo che non possa essere liquidato con un “ma non lo capisci che è satira” chi si sente offeso da vignette di questo tipo. Il mio punto fermo è che prima di ogni altra cosa debba esserci la reale volontà di non mancare di rispetto all’altro, chiunque esso sia. Detto questo poi mi rendo conto che qui il campo di battaglia non è qualcosa di oggettivo ma l’orgia delle interpretazioni.

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      1. Eh, in generale sono d’accordo con te, ma ci sono temi particolarmente “caldi”, in cui si confonde l’avere un opinione diversa, con la mancanza di rispetto. In campi in cui poi la posta in gioco sono le certezze di una vita, ecco che si sfora il labile confine. Se c’è una persone che tutti i giovedì sostiene di vedere la madonna che gli parla, nel momento in cui gli dico che secondo me non è vero, quello si sentirà offeso profondamente. Poi c’è chiaramente differenza tra “guarda, esistono diverse e possibili interpretazioni per quello che ti capita” e “bevi meno vino a cena, va là!”. Però, per quanto possa essere gentile e con tatto, esistono cose date talmente per assodate, che il solo metterle in dubbio genera mancanza di rispetto negli occhi di chi ascolta. Chiaro, non su tutto, ma in campo religioso questo è particolarmente forte! Chiaro che non tutti i credenti sono così (e non voglio far passare i miracoli come allucinazioni di default), ma il problema c’è… Oh, e per carità, la satira non è per nulla innocua, molto spesso fa molto più male che un’accusa diretta, perchè sfrutta le basi dell’umorismo pirandelliano (http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Pirandello#L.27umorismo).

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  8. La legge persegue l’offesa individuale. Che cosa è una offesa ad un individuo, è dunque stabilito per legge. Charlie Herbdo, nonostante le numerose querele, non è mai stata condannata per vignette di satira sulla religione. Brutte e volgari finché si vuole……

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  9. Questo è uno dei motivi per cui il Paese è in rovina: perché ci perdiamo in baggianate. Si parla di un giudice che stabilisca se l’offesa sia da considerarsi tale??? Ma se non sono in grado di mandare in galera una assassino con le mani sporche di sangue e il coltello ancora in mano!?!?!!?
    Allora, tanto per fare un esempio, se a qualcuno da fastidio la gente che si scaccola al semaforo, dovremmo fargli la multa? Perché, per qualche purista del galateo, non è educato scaccolarsi in pubblico?
    Tutta questa storia solo perché vi toccano la religione, poi non ve ne frega nulla degli idioti che si ammazzano (di insulti e di botte) negli stadi (tanto per dirne una), o dei diritti scippati ai lavoratori (e non parlo di terzo mondo ma di casa nostra), prima che toccassero le religioni non importava a nessuno.
    Giustamente dite che non è sufficiente dichiarare “ma io non volevo essere offensivo”, allo stesso modo non è sufficiente dire “ma io mi sento offeso”. Non è come avere i segni di percosse o una coltellata, sono solo parole, una volta girato dall’altra parte le ho dimenticate. Ma non eravate proprio voi quelli del porgere l’altra guancia?
    Allora, giusto per essere precisi, io mi sento offeso a dover guardare ogni giorno “TeleVaticano” a reti unificate su tutte le televisioni italiane. Sono stufo che qualsiasi canale faccia il resoconto di quante volte il Papa si è soffiato il naso in un giorno. Io magari sono, che so, buddista e voglio vedere ogni giorno il Dalai Lama, proprio come fate col Papa. E invece no, mi tocca guardarmi interi servizi sul fatto che il Pontefice ha detto “che bisogna amare i bambini” o che “è a favore della pace nel mondo”. Caspita, hanno davvero dei precetti rivoluzionari ed innovativi queste religioni!
    Vi ricordo che il comandamento recita “non nominare il nome di dio invano”, per te che ci credi, non impone di non farlo fare anche agli altri. Quindi, se ti da fastidio, leggi un altro giornale o cambia canale (come faccio io quando sono costretto a vedere l’ennessimo viaggio del Papa), questa è libertà d’espressione, questa è democrazia

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    1. Mi preoccupa un po’ che delle riflessioni sul rispetto dell’altro vengano considerate “baggianate”, in ogni caso forse non mi sono spiegato: io non ne faccio assolutamente una questione religiosa. Il mio problema non è che si prenda di mira la religione, il mio problema è la mancanza di rispetto verso ciò a cui l’altro tiene. Credente o non credente che sia. Se la mancanza di rispetto fosse verso l’ateismo, per dire, reagirei allo stesso modo. Io credo che il rispetto dell’altro, per chi crede e per chi non crede, debba essere il fondamento della società civile, della democrazia, della libertà. Se non sei d’accordo con quello che dice il papa, è giusto che tu me lo dica e io ti rispetto nel tuo pensiero, anche se magari non sono d’accordo. Se però tu mi dicessi “quel vecchio di merda vestito di bianco spara puttanate tutto il giorno come tutti i coglioni che lo seguono”, non è democrazia o libertà di espressione, è solo mancanza di rispetto.
      Sui “precetti” delle religioni, e l’informazione abbiamo evidentemente idee diverse, ma non credo sia questo il contesto per parlarne.
      Due cose invece non voglio lasciar cadere:
      – non sono d’accordo nel considerare le offese “solo parole”: la violenza verbale esiste e quasi sempre la violenza fisica è conseguenza della violenza verbale (anche negli stadi che citavi!).
      – sono d’accordo con te che la giustizia in Italia è un disastro. Ma mi dici quale altra strada c’è in una società civile per far valere i propri diritti? Io sogno una società civile che funzioni e non smetto di credere che sia possibile. Anche se là fuori è un disastro.

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      1. No guarda, non sono baggianate le “riflessioni sul rispetto dell’altro” in quanto tali, ritengo baggianate solo le considerazioni demagogiche che hai fatto tu a riguardo.
        La tua è un analisi del tutto semplicistica, parli di limitare la libertà d’espressione in funzione del rispetto altrui. Cioè, insomma, se io fossi satanista avrei tutto il diritto di far causa alle religioni di tutto il mondo perché continuate a parlare male della mia divinità preferita e senza che io parli male del vostro amichetto immaginario!
        Sono d’accordo che non ci si possa rivolgere alle persone dicendo “quel vecchio di merda vestito di bianco spara puttanate tutto il giorno come tutti i coglioni che lo seguono”, ma se invece dicessi “quell’anziano sciocchino con la veste candida dice cose insensate come quei birbantelli che lo seguono”… in questo caso come dovrebbe comportarsi l’eventuale giudice “per le indagini sul rispetto” che vorresti istituire? Ho detto la stessa cosa ma senza volgarità (ammesso che lo siano), quindi mi è concessa? Avrò una pena minore? E chi stabilisce la gravità di un insulto? Se dici “stronzo” un anno di reclusione, per un “vaffanculo” 2 anni + pena pecuniaria. Ma per favore!
        Insomma stai facendo un processo solo alla PRESUNTA volgarità? Dico presunta perché è soggettiva: “stronzo” è considerato insulto perché NOI gli abbiamo dato una connotazione del genere. E se invece gliela togliessimo? Voglio dire, da che mondo è mondo la “troia” è la femmina del maiale, ma noi l’abbiamo fatta diventare tutt’altro.
        Ma perché invece di obbligare le persone a tenere certi comportamenti (in questo caso solo in funzione di determinate schiere di pensiero) non cambiamo noi le regole del gioco, facendo il bene dell’intera comunità (e non di una parte). Ma, come dici tu, lasciamo perdere la religione: se sul MIO giornale, di MIA proprietà, che finanzio con i MIEI soldi, e avallato da milioni di lettori che mi pagano per leggerlo… ecco, se per me Renzi (o Berlusconi) è una testa di cazzo, non potrei/dovrei scriverlo perché a tanti sta simpatico? E’ una mia considerazione (altra cosa sarebbe instigare il popolo a linciarlo, ovvio!), è quello che penso di lui, perché non posso dire quello che penso? Perché quelli del pd si sentirebbero insultati? Ripeto fino alla nausea che i due media Stampa e TV sono i mezzi di comunicazione più democratici che esistano. Ti senti offeso da quello che scrive Charlie Hébdo? NON comprarlo! Ti senti offeso dal tg4 perché è solo leccaculaggio a Berlusconi? Cambia canale! Io devo cambiare il mio stile di vita e limitare le cose che amo perché TU ti senti offeso??? Se vieni a casa mia e ti tratto male come ospite, non venirci più! E inutile continuare a venire solo per constatare quanto io ti tratti male. Non sono io che devo cambiare per te, in questo modo sei tu che non stai rispettando il prossimo. La libertà di pensiero (come qualunque altra libertà prevista dalla Costituzione) è UNA e senza limitazioni se non quella di non ledere una libertà altrui. E se dico che Renzi è un imbecille non sto ledendo la libertà di nessuno, magari invece sono io l’imbecille e tu hai tutto il diritto di dirmelo (grazie alla libertà d’espressione).
        Per ultimo vorrei rispondere alla tua ultima questione sulla giustizia: ti sbagli, i propri diritti si possono far valere tramite l’amico politico, l’amico vescovo, l’amico mafioso, l’amico ricco industriale, l’amico degli amici… in effetti l’errore che fai è quello di rivolgerti all’Italia come se fosse un Paese civile…

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    2. Parto da questa ultima tua considerazione perché forse il problema sta proprio nel fatto che non ti consideri parte di un paese civile.
      In un paese civile, fosse anche solo per convenzione, le parole hanno un loro significato. Se tu decidi di usare casa per dire albero non puoi pretendere che gli altri ti capiscano. Così se scrivi “Stronzo” non puoi pretendere che l’altro si rallegri.
      In un paese civile esiste il reato di ingiuria e di diffamazione. Non è vero che è lecito dire e scrivere qualsiasi cosa, nemmeno sul tuo giornale personale. Il problema semmai, che è il tema della discussione, è trovare dei criteri per dire cosa sia ingiuria e cosa non lo sia, e su questo discutiamo quanto vuoi!
      Mi solleva leggere che anche tu poni una limitazione alla libertà (di espressione però, non di pensiero, sul pensiero ti concedo ogni libertà possibile!) che condivido, il non ledere la libertà altrui. Ti chiedo: arrabbiarmi per una cosa che leggo e mi offende non è una mia libertà? Tu liberamente scrivi quello che ti pare, io liberamente mi arrabbio. Allora il tema diventa: che succede quando due libertà si scontrano? In un paese civile si va in tribunale, se non ci si riconosce in un paese civile… si uccide un’intera redazione!
      Il “vivi e lascia vivere” che mi sembra riassumere bene il tuo pensiero funziona fino a quando a qualcuno non girano le scatole: che si fa dopo? Non è molto realistico dire che a nessuno dovrebbero girare le scatole… Io dico che prevenire è meglio che curare e, fosse anche solo per questo, metto davanti alla libertà di espressione il rispetto. Disponibile a discutere di altre soluzioni possibili.

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  10. In assoluto disaccordo con questo pensiero di disarmante ingenuità. Anzitutto, giusto come dato, le ricordo che il personaggio religioso più preso in giro dalla stampa di Hebdo è stato Benedetto XVI, dunque un cattolico. E soprattutto, la libertà di espressione, di stampa, di pensiero è un valore preziosissimo delle nostre democrazie che va difeso fino al collo, è il frutto di secoli e secoli di evoluzioni e rivoluzioni che i popoli europei hanno affrontato e pagato col sangue, e non può né deve per nessun motivo essere barattata, accomodata o limitata per incontrare le esigenze dell’intolleranza della religione islamica. Quello cui lei aspira sarebbe un piccolo passo all’indietro verso un’involuzione, verso la morte della libertà, verso la censura, il bavaglio. Il fatto che il clima tollerante dell’Occidente irriti i musulmani non è un buon motivo per ridurla. Non è togliendo la libertà che risolviamo il problema dell’integralismo.

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    1. Non sostengo assolutamente che la libertà di espressione vada tolta o limitata. Perché distinguo tra la libertà di espressione, per cui giustamente si è lottato e che in tutti i modi va difesa, e libertà di non rispettare l’altro, che invece penso non sia accettabile. E questo non per andare incontro alle esigenze della religione islamica ma perché, nella mia ingenuità, credo che il rispetto dell’altro, chiunque esso sia, debba venire prima di ogni altra cosa.

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      1. capisco il suo punto di vista, ma il rispetto è un parametro molto soggettivo, ci sono diversi studi, basta vedere tra le abitudini di popoli e popoli che considerano decorosi certi atteggiamenti in base all’educazione ricevuta, che ovviamente non è omogenea nel mondo (es. soffiarsi il naso davanti a tutti è offensivo in Giappone, mentre in altre culture come la nostra è perfettamente tollerato). Dunque, ciò che è rispettoso o offensivo per lei, per gli italiani, potrebbe non esserlo per altre culture e viceversa. Immagini, per le religioni il discorso si amplia. Quindi, come noi rispettiamo le abitudini di altre culture al mettere piede nei loro paesi, mettendo il velo o aderendo al ramadan, così le altre culture rispetteranno la nostra “eccessiva” satira nei nostri paesi democratici. Non intendevo dire che lei sia ingenuo, ma che lo sia questo suo pensiero di tentare di mettere dei paletti a ciò che non è quantificabile né gradificato come il rispetto o la libertà. Il fatto poi che si affronti il tema giusto quando succede una strage, rende il tutto meno convincente. Saluti.

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    2. Rispetto, non in generale ma nel contesto della libertà di espressione, per me è semplicemente non offendere deliberatamente l’altro. Se sai che c’è qualcosa che può offendere un altro, non la dici e non la scrivi. Questo non è soggettivo. Altra cosa è fare inavvertitamente qualcosa che offende l’altro, è un altro discorso che nulla ha a che vedere con Charlie Hebdo. Vero che affrontare il tema dopo una strage lo sminuisce, ma credo sia stata una bella occasione di confronto. Grazie!

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      1. D’accordo: “… non la dici e non la scrivi”. Diciamo che potrebbe essere una buona regola di auto disciplina.
        Ma … e dopo???
        E’ qui che non riesco più a seguire quel ragionamento: possiamo esser d’accordo sul maggiore o minore buongusto, persino sul fatto che certe provocazioni potrebbero apparire eccessive, ma dopo, cosa si fa?
        Pretendere, come mi pare di aver capito qui, che qualcuno rimuova o rettifichi significherebbe dare la stura a una spirale senza fine.
        Infatti, in base a cosa si deciderebbe che una certa cosa è offensiva?
        una legge che dice cosa e come?
        Brividi!!!
        Un giudice, in base alla sua sensibiltà?
        beh, il dibattito che si è appena svolto qua sopra dovrebbe far riflettere sul dare a chichessia la possibiltà di decidere: se ti capita quello nervosetto, magari finisci pure in galera.
        No, no: continuo a pensare che la libertà non può avere limiti né etichette. O è piena o non è, compresa quella di chi non è contento e dice ai 4 venti che quella roba gli fa schifo e mai e poi mai la comprerebbe o la farebbe comprare ai suoi amici.
        ecco, grazie per l’ospitalità e buon lavoro

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  11. A me pare che la questione sia mal posta: la libertà non può avere gradazioni, o è piena, non sindacabile, oppure “ci sarà sempre qualcuno più puro che ti epura” (P. Nenni).
    La questione del rispetto – che, a prima vista sembrerebbe non secondaria – è, in realtà, sempre un punto di vista soggettivo, qualcosa di impalpabile che non può diventare un criterio di decisione. Dove comincia e dove finisce? Chi lo merita e chi, invece può farne a meno? Se un prete dice che gli omosessuali (i divorziati, i concubini, ecc. ecc.) sono peccatori da gastigare, manca di rispetto o, semplicemente, esprime il suo credo?
    E lui magari, lo,fa da un pulpito, davanti a fedeli che gli riconoscono un’autorità morale superiore.
    Un disegnatore, invece, si esprime su un pezzo di carta che tutti noi siamo liberi di comprare o no, se non ci piace lo lasciamo dov’è e il nostro gusto estetico è salvo.
    Io credo che, più che alla censura (più o meno istituzionale, più o meno auto imposta, come sembrerebbe suggerire il post), basti lasciar fare al mercato: Charlie non credo tirasse più di 30 mila copie; Altan, che è un maestro dell’ironia, anche feroce ma mai greve, conta generazioni e generazioni di ammiratori devoti.
    Il fatto di aspettarci che la critica – perché la satira ne è una forma spregiudicata e corrosiva – sia “come piace a noi” è un primo tassello freso il conformismo.
    Comunque, ho molto apprezzato il tenore di questa discussione: è la prima volta che passo da qui e mi ha colpito la pacatezza e la compostezza degli interventi

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    1. Grazie anzitutto per il commento!
      Io non credo che il rispetto sia un punto di vista soggettivo, credo che almeno il rispetto debba essere un valore di tutti, sugli altri valori discutiamo e scanniamoci, ma sul rispetto spererei di no. Dove per rispetto intendo: riconoscere all’altro la libertà di essere diverso da me e (cercare di) non ferire ciò a cui tiene, che magari io non capisco.
      Poi sono d’accordo che la linea è sottile. Fatto salvo che un prete che dal pulpito dice quello che scrivevi non solo manca di rispetto ma sta anche dicendo delle scemenze dal punto di vista cristiano, però è vero che il confine tra l’esprimere il proprio parere e il mancare di rispetto non è lampante. Forse non c’è una regola generale, bisogna valutare le situazioni.
      Un esempio recentissimo che mi ha colpito: lo scherzo a Paolo Brosio delle Iene. https://www.youtube.com/watch?v=xMvhZJOcBMc&feature=youtu.be con anche l’introduzione a questo video che Frank Matano ha pubblicato sul suo profilo FB. Indipendentemente dal personaggio discutibilissimo, lì secondo me c’è una satira che si è resa conto di aver oltrepassato il limite, non per chissà quale moralismo, ma perché si è trovata davanti una persona ferita nei suoi sentimenti più profondi. E ha saputo fermarsi. Ecco, di questo parlo. Non è censura o conformismo, è rispetto.

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  12. Considerare la libertà come un gioco, tutt’oggi, con il web, è un errore basato sul principio assoluto dell’ingenuità. La libertà ha istigato il terrorismo, la libertà ha fatto la satira e la libertà ha alzato le armi. Ciò che bisogna notare non è la divergenza fra i pareri: tizio è così, caio è colà; ma le conseguenze: cosa comporta fare tutto questo? Cosa può succedere se lo faccio? Perchè lo faccio? Perchè? E se una persona si lasciasse catturare dal fascino sfuggente della parola libertà, credo a priori, che sia una persona ingenua e confusa. La libertà secondo me può essere come la bomba atomica, poi sono le persone a farne ciò a cui credono.

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