Prima cosa da dire con forza è che ciò che è accaduto a Charlie Hebdo è un crimine efferato che non può avere in nessuna sede e in nessun discorso qualsivoglia tipo di attenuante. Lungi da me il dare la ben che minima impressione di voler in qualche modo sminuire ciò che questi terroristi hanno fatto, lungi da me anche solo immaginare di poter sostenere che “con quelle vignette se la sono cercata”, come ho letto in qualche commento. Ciò che è accaduto a Charlie Herbdo va condannato senza se e senza ma, con tutta la forza e la determinazione possibile.

Ciò ribadito senza esitazione, mi pongo qualche domanda sul tema della libertà di espressione. Mi chiedo se davvero in nome della libertà diespressione tutto è lecito.Faccio un esempio concreto. Nessuno di noi ha dei dubbi sul fatto che il web debba essere libero, sul fatto che ognuno possa scrivere quello che vuole. Poi però, giustamente, ci scandalizziamo per gli insulti irriverenti e gratuiti che piovono sui social network, ancora di più se magari questi insulti sono a sfondo razzista. Su questo tema qualche settimana fa Beppe Severgnini sul Corriere scriveva, secondo me del tutto condivisibilmente, “libertà di commentare non significa libertà di offendere, ferire, diffamare“.

Si dirà, ma se alla libertà di espressione si pongono dei limiti non è più libertà. Io credo che la libertà di espressione non possa venire prima del rispetto dell’altro. E il rispetto dell’altro, in una società civile, non è un limite, è il fondamento di tutto. Per questo non è assecondabile l’offesa, anzi è da perseguire. E attenzione, non decide chi scrive se ciò che scrive è un’offesa o no. E’ chi legge che si sente offeso o meno. “Ma io non volevo offendere” non vale come giustificazione. Libertà di espressione nel rispetto dell’altro significa che quando scrivo devo mettermi dalla parte di chi legge. E beninteso, non del musulmano perché è musulmano, di chiunque legga; non per paura, per rispetto.

Per questo non riesco a riconoscermi in #JeSuisCharlie. Condivido fino in fondo la condanna, il dolore e lo sgomento per quanto accaduto a Parigi. Non condivido però il modo di concepire la libertà di espressione di quella testata.