Uscirà tra qualche giorno il nuovo episodio di Star Wars e, da grande appassionato quale sono, per prepararmi all’evento sono andato a rivedermi la puntata precedente, Il risveglio della forza. Riguardando questo film, spesso accusato di essere poco più di un remake di Una nuova speranza (1977), mi sono reso conto di quanto vi siano centrali e significativamente rappresentati i giovani di oggi. Più che un remake Il risveglio della forza è un’attualizzazione, come se il regista avesse detto: e se al posto dei giovani degli anni ’70 riscrivessimo il primo film della saga con protagonisti i giovani di oggi, cosa verrebbe fuori?

Che caratteristiche hanno questi nuovi giovani eroi? Due sono le loro rappresentazioni. La prima è quella dei due protagonisti positivi, Finn e Rey. Hanno un elemento in comune: sono orfani, privati della loro famiglia da bambini. Finn per diventare un soldato dell’oscuro Primo Ordine (non ha nemmeno un nome, quando gli viene chiesto, risponde con il suo codice di riconoscimento FN-2187), Rey abbandonata su un pianeta discarica, dove vive nella speranza che i genitori tornino a prenderla, guadagnandosi la “porzione” di cibo giornaliera vendendo i pezzi dei rottami delle antiche navi da battaglia distrutte (!). Giovani orfani, abbandonati, sfruttati, senza un futuro, senza nessuno che si preoccupi per loro.

Per chi conosce la saga di Star Wars è traumatico vedere questa situazione: è questo l’episodio che segue la grande vittoria contro l’Impero, la sconfitta del male, l’inizio della costruzione di un mondo segnato dalla pace e dalla giustizia. Come è possibile che la situazione sia questa? Già… come è possibile?

Le grandi gesta degli eroi che hanno fatto trionfare il bene sul male sembrano non avere avuto alcun effetto. Sono dimenticate. Quando Rey si trova per caso a pilotare il leggendario Milennium Falcon, non lo riconosce: pensa di essere su un “pezzo di ferraglia”. Quando le nominano Luke Skywalker, il grande eroe Jedi, lei, sorpresa, risponde: “credevo fosse un mito”. E lo stesso quando le parlano della “forza”, la religione di Star Wars. Sono giovani senza fede, disincantati, convinti che le gesta e gli ideali del passato siano miti, distanti anni luce dalla realtà, nella quale bisogna solo sopravvivere.

Ma non sono giovani senza speranza e senza senso della giustizia, ed è questa la loro forza, ciò che permetterà loro di diventare degli eroi. Finn alla sua prima battaglia si ritrae per l’orrore di quello che sta facendo, si rifiuta di uccidere, diventa un disertore e fugge dal Primo Ordine. Rey trova un droide di cui non conosce l’importanza, se ne affeziona, rifiuta di venderlo di fronte ad un’offerta che le avrebbe economicamente cambiato la vita, e questo sarà l’inizio della sua avventura. Giovani orfani e senza fede, ma giovani che hanno dentro di sé la forza della giustizia e della speranza capace di farli reagire al mondo che hanno ricevuto.

Ma questi valori da soli non bastano. I due giovani non sono ancora pronti per diventare degli eroi: Finn vuole scappare e sparire dall’universo una volta per sempre, Rey vuole tornare indietro sul suo pianeta per continuare ad attendere i suoi genitori. Hanno bisogno di qualcuno che faccia loro da guida e creda in loro. Non di un maestro o di un prete (il grande Jedi Luke è scomparso, è andato in crisi e ha rinunciato al suo compito), ma di un padre. Un padre che Rey e Finn trovano in Han Solo, che è un eroe, ma tutt’altro che esemplare: è un trafficone, un opportunista, uno che non si perde in chiacchiere e filosofie, uno che ha esplorato in lungo e in largo la vita e le sue contraddizioni, tanto da perdere un figlio e separarsi dalla moglie. Ma che proprio per questo diventa credibile quando parlando della fede nella forza dice ai due giovani: “pensavo fossero un mucchio di superstizioni… la cosa assurda è che è vero”.

Dalla speranza, dal desiderio di giustizia e dalla testimonianza di un padre credibile i due giovani trarranno la forza per smettere di scappare, smettere solo di aspettare, e prendere in mano la propria vita, iniziando a lottare per opporsi al male e costruire un mondo migliore.

C’è una seconda rappresentazione dei giovani in questo film, ed è il perfido Kylo Ren. Figlio di Han Solo e della principessa Leia, discepolo di Luke Skywalker, che lo ha addestrato per diventare uno Jedi: non un orfano quindi, ma il figlio, l’erede degli eroi che hanno sconfitto il male e riportato ordine nella galassia. Questo figlio si ribella, misconosce gli ideali di coloro che lo hanno educato, passa al Lato Oscuro e combatte per il male. È anche lui diverso dai malvagi del passato: è fragile, insicuro, combattuto; a differenza di Darth Vader, che non poteva togliersi la maschera per non morire tanto era identificato con il male che serviva, Kylo Ren se la leva quando meglio crede: un’identificazione liquida verrebbe da dire. Egli è colui su cui tutti riponevano le speranze, colui a cui non mancava nulla, ma compie una scelta sconvolgente, che manda in crisi gli eroi del passato: per questo fatto Luke scappa, smettendo di lottare, abdicando alle sue responsabilità, e nessuno sa più dove si trovi. Han e Leia si separano, accontentandosi di tornare ciascuno a fare quello che aveva sempre fatto, rinunciando a combattere per il bene.

Toccherà ai nuovi giovani eroi, orfani, privati di ogni futuro, ma sorretti dalla speranza, dal desiderio di giustizia e dalla testimonianza di chi, nonostante tutto, sa ancora indicare la via in modo credibile, risvegliare le coscienze di questi eroi invecchiati e delusi, perché tutti insieme, adulti e giovani, si possa tornare a costruire un mondo fondato sulla pace e la giustizia. È la giovane Rey che alla fine del film, in una scena commovente, porge a Luke la sua spada laser, implorandolo con lo sguardo di tornare a lottare.

 

Articolo pubblicato su Vinonuovo.it