Il progetto rovinato

Dopo il primo racconto della creazione, mi soffermo ora sul secondo, che troviamo ai capitoli 2 e 3 del libro della Genesi.

Il racconto è strutturato in due momenti, come un dipinto su due pale. Nella prima troviamo la descrizione di una creazione perfetta, priva di qualsiasi negatività. Nella seconda invece, il mondo per come ci si presenta nella realtà. Cosa sta dietro questa strutturazione del racconto? L’autore di Genesi si pone una domanda: perché nel mondo, nella vita, ci sono cose di una bellezza inaudita, che poi rischiano costantemente di essere rovinate dalla fatica, dal dolore, dal male…? Tra gli esempi che l’autore fa c’è proprio la sessualità: la relazione di coppia, la nascita di un figlio, permettono di accedere a una dimensione altissima della vita, qualcosa di splendido, meraviglioso. Perché allora poi nella realtà concreta succede che la donna sia sottomessa all’uomo, subisca soprusi e violenze? Perché uno dei momenti più felici per la donna, la nascita di un figlio, porta con sé l’esperienza di un dolore lancinante? Perché, nella sua ciclicità, la donna è accompagnata dall’esperienza del dolore?

L’autore di Genesi a queste domande risponde così: Dio ha creato un mondo perfetto, che è stato poi rovinato, ed è così entrata tutta la negatività che riscontriamo nella realtà. Leggo in classe quei passaggi del racconto che dicono qualcosa sul tema della sessualità e della relazione di coppia. Il primo è la creazione della donna.

18E il Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda». 19Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. 20Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l'uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse21Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. 22Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo23Allora l'uomo disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall'uomo è stata tolta». 24Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un'unica carne. 25Ora tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, e non provavano vergogna. 

(Gn 2,18-25)

Primo elemento da sottolineare è la considerazione che spinge Dio a creare prima gli animali e poi la donna: “non è bene che l’uomo sia solo“: la solitudine non è una condizione positiva, siamo fatti per vivere in relazione, abbiamo bisogno della relazione. Quando la nostra vita si chiude nella solitudine diventa disumana. La felicità passa dalle relazioni. È un aspetto per niente scontato, soprattutto a fronte dei tanti adolescenti che scelgono l’isolamento finanche il ritiro sociale.

In prima battuta Dio però sembra come fraintendere ciò di cui l’uomo ha davvero bisogno. Crea infatti gli animali, ma, sottolinea il testo, “l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse“. L’uomo ha bisogno di altro, ha bisogno di qualcuno che gli corrisponda. Questa parola da un lato esprime il concetto di qualcosa che combacia: qualcuno che sia alla mia altezza. Mette già in luce uno dei concetti fondamentali di questo passo biblico, ossia l’uguaglianza tra uomo e donna, posti sullo stesso livello. Dall’altro porta con sé la radice di “rispondere”: l’uomo ha bisogno di qualcuno che gli risponda, che lo consideri, con cui poter raccontarsi e dialogare: è anzitutto questo che la relazione di coppia rende possibile.

Bellissima la scena della creazione della donna. Adamo non vede la creazione di Eva. Eva è la sorpresa del risveglio. Si sottolinea come la donna sia tratta dalla costola dell’uomo, cosa significa questa immagine? Sono state date tante interpretazioni, quella che sembra andare nella direzione voluta dall’autore di Genesi esprime l’uguaglianza e la parità tra uomo e donna: la donna è fatta della stessa pasta, della stessa sostanza dell’uomo. Non ci sono differenze. Sono sullo stesso piano. Anche ciò che Adamo esclama vedendo Eva esprime questo concetto: “questa volta è osso delle mie ossa, carne della mia carne“: non c’è distinzione. L’espressione che segue in italiano non ha senso, si capisce invece facendo riferimento all’ebraico, lingua nella quale è scritta Genesi. Nell’ebraico “uomo” è “ish” (אִשׁ), mentre “donna” è “ishah” (אִשָּׁה). Si comprende allora il senso della frase: “la si chiamerà ishah, perché da ish è stata tolta”. Anche quest’ultima immagine va quindi nella direzione delle precedenti: tra uomo e donna c’è priorità, sono entrambi sullo stesso piano, sono allo stesso livello. Non è per niente scontata questa visione da parte dell’autore di Genesi. Il conteso nel quale il testo è stato scritto è infatti certamente maschilista: a quell’epoca (nel V secolo a.C.) era assolutamente normale che le donne fossero sottomesse agli uomini e si occupassero esclusivamente della casa e dei figli. Tuttavia, dice l’autore, il progetto originario di Dio non era questo. Dio sogna un mondo in cui c’è uguaglianza e pari dignità.

Nel passaggio successivo si sottolinea ancora una volta la rilevanza dell’atto sessuale nella visione di Genesi: esso fa sì che uomo e donna diventino “un’unica carne”, una sola cosa. La relazione sessuale fa diventare uno i due, realizza un’unità profondissima. A dimostrazione di come nella prospettiva cristiana alla sessualità venga riconosciuto un potenziale enorme e bellissimo. Non c’è niente di brutto o di sporco, c’è invece una considerazione altissima di questo gesto, che chiede di essere riconosciuta.

Il testo si conclude con una frase bellissima che, dico sempre ai ragazzi, è una delle più belle definizioni dell’amore: “ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non ne provavano vergogna“. L’uomo e la donna stanno nudi (fisicamente e metaforicamente) l’uno di fronte all’altro, senza paura, senza vergogna, senza dover mascherare le proprie imperfezioni. L’altro ti ama per come sei. Non hai la necessità di nascondergli nulla. Perché anche quegli aspetti di te che normalmente pensi “se qualcuno li scopre, non potrà mai volermi bene”, anche questi sono accolti da uno sguardo d’amore. È difficile, certo. Non è per niente scontato trovare qualcuno con cui vivere una relazione così. Ma è possibile. Dico sempre ai ragazzi: non accontentatevi di niente di meno di questo!

La seconda pala del dittico che costituisce questo racconto si apre col famosissimo episodio del peccato di Adamo e Eva: è l’espediente che l’autore del libro della Genesi usa per dire come il progetto originario di Dio sia stato rovinato. Cosa succede dopo il peccato? Questo è quello che Dio dice alla donna:

16«Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ed egli ti dominerà».

(Gn 3,16)

Cosa viene descritto in queste parole di Dio alla donna? Esattamente quello che normalmente avviene nel mondo, all’epoca dell’autore di Genesi come ai nostri giorni. Quello che a noi fa problema di questo passaggio è udirlo dalla bocca di Dio, come punizione data alla donna. Ma questo, come abbiamo visto, è un tratto tipico del Dio dell’Antico Testamento che, in seguito al peccato, reagisce con la punizione. Ciò che bisogna cogliere di questo testo però è quello che l’autore vuole dirci: tutto questo, il dolore, la violenza, il sopruso, non è voluto da Dio, è conseguenza di qualcosa che ha rovinato il progetto di Dio. Nel progetto di Dio la relazione tra uomo e donna è caratterizzata dal corrispondersi a vicenda, dall’uguaglianza, dal divenire una sola cosa, da uno sguardo che non giudica ma libera e dona pace. Tutto questo è affermato nella prospettiva cristiana sulla sessualità e sull’amore.

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