“Come va?” “Tutt’apposto”.

Immobile. Fermo.
Incapace di muoverti.
Perso nella palude, intrappolato nella stagno.
Buio. Senza luce.
Senza sole, senza stelle.
Senza strade, senza uscite.
Nemmeno il sollievo di un miraggio.
Nemmeno l’energia di un’illusione.
Resti immobile, ma ribolli dentro.
Rabbia, ribellione.
Ti senti che spaccheresti il mondo.
Ti senti che rovesceresti tutto.
Ma te ne resti fermo e immobile.
Bloccato da quello che sei.
Impedito da ciò che non sei.
Ti accorgi di voler fare a pugni,
ma non capisci con chi te la vuoi prendere,
e ti ritrovi così a battere il vuoto,
forse perché sei troppo vigliacco,
forse perché ciò a cui ti ribelli non è là fuori ma qui dentro.
Ribellione a questa faccia, ribellione a questa firma,
ribellione a queste ginocchia ed a queste cicatrici.
E ti vergogni della tua rabbia.
Di quello sei e che non eri.
Di quello che pensano e che non è vero.
Così resta tutto dentro.
Un sorriso e una battuta dissimulano ogni indizio.
“Come va?” “Tutt’apposto”.
Ed a loro basta questo.

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