Quando nel lontano novembre del 2007 nacque la prima versione di questo blog era sostanzialmente una raccolta di pensieri, quasi una trascrizione di moti d’animo più o meno banali. Ecco, alla vigilia del mio matrimonio con Donata (sì, per chi non lo sapesse ci sposiamo domani!!) vorrei un attimo tornare a quel registro, tralasciare per un istante l’attualità, la riflessione, i dibattiti e scrivere qualcosa di personale, qualcosa di me. Perché? Perché alla vigilia di questo giorno, che tanti dicono essere il più bello della vita (staremo a vedere, per il momento danno pioggia), sento dentro di me un sentimento sovrastare tutti gli altri: il sentimento della gratitudine.
Gratitudine verso un Dio – vi ho detto che andavo sul personale! – che non abbandona e porta a compimento quello che ha iniziato. Un Dio che silenziosamente, spesso incomprensibilmente al momento, accompagna la vicenda di ciascuno e la conduce verso la terra della sua promessa. Tutto questo risuona forte in me in questa vigilia e per questo lo voglio condividere. Condividere i segni che Dio ha lasciato sul mio cammino. Segni della sua cura per me, segni di ciò che per me dall’eternità ha preparato. Per rendere a Lui testimonanza e lode.

Sono tanti i luoghi nei quali, rileggendo la mia storia, ritrovo il dito di Dio che, con discrezione e ironia, si rende in essa presente. Ne scelgo tre che percepisco come emblematici.

1) Primavera/estate 1999. Fine della terza media, quattordici anni non ancora compiuti. È il periodo che precede l’inizio di quel cammino che segnerà profondmente la mia vita: di lì a pochi mesi, in prima superiore, sarei entrato in seminario e lì sarei rimasto per i nove anni successivi. Con gli educatori di quel gruppo di ragazzi che mensilmente si accostavano al seminario andiamo a fare qualche giorno di ritiro a Concenedo, sopra Lecco. Stranamente ricordo parecchie cose di quei giorni: gli amici con cui facevo penare gli educatori per farci stare tranquilli, un dolce conquistato per aver azzeccato il numero chiave col quale era stata progettata la cappellina della casa, il Tijaja col quale abbiamo concluso il ritiro, l’attesa fiduciosa e carica di aspettative per l’imminente ingresso in seminario…
Non sono mai più tornato in quella casa. Nemmeno mi ricordavo più come si chiamasse e dove fosse. Poi all’inizio di luglio sono andato con Donata a parlare con don Marco, il sacerdote che domani ci sposerà, e ci ha suggerito di andare a Concenedo a fare due giorni di ritiro in preparazione al matrimonio. Ci siamo andati lo scorso 20 e 21 luglio ed è stato quando ho varcato il cancello della casa che mi sono reso conto dell’ironia del buon Dio. Da lì ero partito per andare in seminario convinto che quella fosse la mia strada. Da lì mi ha fatto ripartire prima di dire il sì definitivo alla strada che mi ha dato in dono.

2) 7 luglio 2004. È un giorno che ricordo bene e difficilmente riuscirò mai a dimenticare: il giorno del mio esame orale di maturità. Inutile dire quanto la consapevolezza di aver terminato le superiori spalanchi davanti a sé la prospettiva del futuro, la prospettiva di una vita che di lì a poco cambierà inesorabilmente marcia e nella quale le cose iniziano a farsi serie. Io avevo già deciso di continuare in seminario e lì sarei rimasto per altri quattro anni. Il 7 luglio del 2004 però fu anche teatro di un altro avvenimento: lo sciopero generale degli autoferrotranvieri, intenzionati a lottare per il rinnovo del contratto nazionale. Non ci avrei dato attenzione non fosse stato che, finito l’esame, dal seminario di Seveso dovevo tornare a casa in treno a Casciago, con annesso cambio a Milano Bovisa. Con lo sciopero in atto una trafila del genere era del tutto impensabile. Fu così che, per facilitarmi il tragitto, mi accompagnarono in macchina fino alla stazione di Tradate. Andò così: la prima volta nella mia vita in cui misi piede a Tradate, città nella quale avrei conosciuto la mia futura moglie e mi sarei sposato, fu il pomeriggio del giorno del mio esame di maturità, per definizione giorno in cui si mette un punto al passato e ci si apre al futuro. Ma non è tutto. Il 7 luglio 2004, una ragazza di Tradate, pardon, di Abbiate (che, non fateglielo notare, ma è una frazione!) di nome Donata compiva 15 anni.
Con che tenerezza, Signore, hai tessuto la tela della mia vita!

3) 1 agosto. È la data del matrimonio. Ma da sempre è la data della festa patronale di Sant’Eusebio a Casciago. Per anni ho preso parte alle varie iniziative, dalla fiaccolata all’incanto delle barelle, dalle bancarelle ai fuochi d’artificio. Nel periodo del seminario però  il giorno di Sant’Eusebio era per me un giorno decisamene intenso. La mattina della festa ancora oggi viene celebrata una messa all’ora per un totale di ben cinque messe (6.00, 7.00, 8.00, 9.00 e 10.30) e dovendo io coordinare i chierichetti della parrocchia mi è capitato per diversi anni di dover presenziare a tutte le messe o quasi. Un po’ eccessivo? Decisamente sì a ripensarci! Dopo che però insieme a Donata ci siamo confrontati su quando piazzare il matrimonio e abbiamo scelto, per motivi del tutto contingenti, la data del 1 agosto (data particolarmente azzeccata visto che mentre scrivo Donata è a Brescia per l’ultimo esame di concorso per la specialità di medicina!), mi è tornato alla mente questo aspetto: il 1 agosto è in assoluto la data nella quale per più volte ho preso parte alla mensa nella quale Gesù dona sé totalmente a noi. Rimango incantato a contemplare il disegno di Dio sulla mia vita al pensiero che proprio il 1 agosto io e Donata diremo il nostro sì ad amare Lui attraverso l’amore l’uno per l’altra.

In tutti i modi, o Signore, hai reso grande e glorioso il tuo popolo e non hai dimenticato di assisterlo in ogni momento e in ogni luogo. 
(Sapienza 19,22)