Te ne stai lì, con gli occhietti chiusi e i pugni stretti. Come tutti i bimbi, tutti i neonati. E saresti proprio come uno di loro, non fosse per quel cerotto sulla faccia e quella canula che ti entra nel naso e ti tiene in vita. Non fosse per quelle cellule che non ne vogliono sapere di funzionare, non ne vogliono sapere di fare il loro mestiere.

Sei così costretto in quel lettino, attaccato a quelle macchine. E invece di poter sorridere felice ai tuoi genitori, che non ti lasciano un istante, non puoi fare altro che rimanertene lì, inerte, nel tuo soffrire. In quella sofferenza che i medici e i tribunali hanno giudicato troppo grande, insopportabile, perfino inutile. Perché alla tua malattia non c’è cura. Non c’è possibilità di guarigione.

I tuoi genitori le hanno provate tutte, e nutrono ancora la speranza di portarti via da lì per poter provare a curarti. Sperando contro ogni speranza, come solo un genitore sa fare.

Ti amano alla follia la tua mamma e il tuo papà. Addirittura troppo, secondo alcuni. Perché vorrebbero impedirti di lasciarti andare e farti smettere di soffrire.

E chi lo sa cosa è davvero la cosa giusta per te…

Rimango ad osservarti, accanto al tuo lettino; a guardarti circondato dall’affetto dei tuoi genitori, che non vogliono perdersi un solo istante vissuto accanto a te.

Certo, la sofferenza che provi è grandissima, Charlie. Ma a vederti non è possibile pensare che tu sia solo quella, che tu percepisca solo sofferenza. Perché l’amore e la cura che i tuoi genitori ti danno è reale e tangibile, ti arriva almeno tanto quanto il male che ti affligge. Comunque vada a finire la tua vicenda nessuno potrà mai togliere da te la traccia indelebile dell’amore che hai ricevuto. E non è retorica, né sentimentalismo. E nemmeno è una cosa scontata: quanti bambini attorno a sé a differenza tua non respirano amore, e che conseguenze devastanti ha questo su di loro! Che sofferenze provoca!

Quello che sei, Charlie, è senz’altro segnato dal dolore, ma allo stesso modo, in maniera altrettanto ineludibile, dall’amore che hai ricevuto.

E chi potrà mai dire se in te la sofferenza è tanto potente da annientare tutto il resto, o se tutto l’amore che ti circonda ha la forza di rendere lecito immaginare di continuare ancora un po’…

 

Articolo pubblicato su Vinonuovo.it