Gli adulti secondo Star Wars

Quando uscì Gli ultimi Jedi, ottavo film della saga di Star Wars, scrissi un articolo – I giovani secondo Star Wars – in cui provavo a mettere in luce le caratteristiche dei giovani per come come emergono nell’episodio precedente, Il risveglio della forza. Oggi esce il nono film della saga e, riguardano Gli ultimi Jedi, mi è venuta l’ispirazione per scrivere il sequel di quell’articolo, prendendo in considerazione stavolta il mondo adulto.

“Non sono i giovani il problema, ma gli adulti” è una frase che si sente ripetere spesso. Gli ultimi Jedi sembra confermare esattamente questa affermazione. I giovani protagonisti del film – Rey, Ben, Finn, Rose, Poe – sono coraggiosi, appassionati, determinati a lottare per quello in cui credono. Il problema sono gli adulti che incontrano, che gli sono costantemente di ostacolo. La relazione tra giovani e adulti è complicata, fatta di incomprensioni, tensioni, conflitti e Gli ultimi Jedi sembra scritto proprio per sottolinearlo.

Il primo protagonista adulto che incontriamo è Luke Skywalker, il grande Jedi eroe della trilogia classica. Il risveglio della forza si chiudeva con la bellissima scena in cui la giovane Rey, dopo mille peripezie per scoprire il luogo in cui Luke si era ritirato, lo raggiunge e gli porge la spada laser, implorandolo con gli occhi di tornare a lottare per la pace e la giustizia nella galassia. All’inizio de Gli ultimi Jedi la scena prosegue: Luke prende la spada dalle mani di Rey… e la getta via! Luke non è più l’eroe leggendario protagonista dell’epopea di Star Wars, non è più il maestro saggio che Rey cercava, da cui voleva imparare. È un uomo depresso, deluso, che si nasconde e non ha più voglia di lottare. Un uomo segnato dal fallimento – un suo allievo, Ben Solo, gli si rivoltò contro, distruggendo la sua scuola e abbracciando il Lato Oscuro – un maestro che non crede più in nulla e rinuncia a trasmettere il proprio sapere – anzi, vorrebbe cancellarlo – perché arrabbiato con la vita, con sé stesso e con la stessa religione Jedi di cui è l’ultimo rappresentante. Interessante il rapporto che Luke ha con la sua fede. In un passaggio molto significativo Rey scopre che Luke “si è chiuso alla Forza”, ossia ha rinunciato a vivere la propria fede. Tuttavia Luke si nasconde proprio nell’isola sacra in cui sono custoditi, all’interno di un albero millenario, i sacri testi dei Jedi. C’è questo paradosso in Luke: è il custode dei testi sacri ma non ha più la fede. Situazione paradigmatica, vera purtroppo non sono “in una galassia lontana lontana”.

Rey cerca in tutti i modi di convincere Luke a tornare, ad addestrarla, al punto di arrivare a duellare contro di lui. Ma è tutto inutile. Se ne andrà delusa dall’isola, per tornare a lottare contro il male da sola.

Chi invece la fede ce l’ha ed è abile ad utilizzarla per perseguire i suoi malvagi scopi è il Leader Supremo Snoke, guida del Primo Ordine, maestro del Lato Oscuro della Forza, che sedusse il giovane Ben Solo trasformandolo nel perfido Kylo Ren. È la seconda rappresentazione di adulto che ritroviamo nel film. Un adulto subdolo e manipolatorio, che persegue i propri interessi seducendo ed usando i più giovani per i suoi scopi. È l’immagine dell’adulto centrato su di sé, in cerca di successo e potere, che utilizza i mezzi più sottili e infimi per circuire i più deboli. Non accetta il fallimento, non sopporta la debolezza. Accusa i più giovani per le loro fragilità e incapacità di soddisfare le sue aspettative (non usa le parole “bamboccioni” o “bimbi viziati” ma il senso è quello) senza farsi scrupolo di umiliarli. È quanto accade con Kylo Ren, suo apprendista, reo di non essere stato in grado di portare a compimento i suoi ordini. La reazione del giovane è furibonda, un crescere di rabbia e desiderio di vendetta (sì, è questo che provocano nei giovani certi atteggiamenti degli adulti), di cui Snoke sembra non curarsi, anzi, che pensa di poter sfruttare a suo vantaggio. Ma Snoke ha sbagliato i suoi calcoli. Appare come potente e invincibile, ma si rivelerà un essere accecato dal suo ego. Convinto di poter disporre degli altri a suo piacimento, di avere tutto sotto controllo, verrà ucciso con l’inganno da Kylo Ren e Rey, in una scena epica in cui i due giovani rivali, per una volta, lottano insieme. È forse il colpo di scena più inatteso del film la morte di Snoke. A metà della trilogia viene tolto di scena il principale antagonista della storia. Ci leggo in questa scelta degli sceneggiatori un riferimento al contesto odierno, fatto di uomini forti che passano in pochissimo tempo da un successo clamoroso alla perdita di tutto ciò che avevano costruito, il più delle volte proprio perché commettono l’errore di credersi invincibili.

Una terza rappresentazione del mondo adulto la troviamo nell’enigmatico DJ, un apricodici (un hacker sostanzialmente) che Finn e Rose ingaggiano per poter violare il computer della nave di Snoke e permettere alla Resistenza di fuggire dalla morsa del Primo Ordine. Durante la missione i tre vengono catturati e DJ tradirà Finn e Rose stringendo un accordo col Primo Ordine per ottenere la libertà. DJ è l’immagine dell’adulto indifferente, opportunista, che non si schiera, fa di tutta l’erba un fascio e tiene solo al proprio tornaconto personale: “buoni, cattivi: parole vuote. È tutta una macchina, bello. Vivi libero, non schierarti” è l’insegnamento di vita che DJ regala ai due giovani. Finn non ci sta e dopo il tradimento si scaglia contro di lui con parole di fuoco. “Tranquillo, oggi loro fanno saltare te, tu domani loro. Sono solo affari” è la sua risposta. “Ti sbagli” gli ribadisce Finn. “Forse…” chiude DJ, e se ne va.

Non ci sono solo rappresentazioni negative degli adulti nel film, ma le figure positive sono diverse da come siamo abituate a pensarle e ce le aspetteremmo. Hanno una caratteristica in comune: non appaiono eroi. Gli ultimi Jedi sembra suggerire che gli adulti svolgono compiutamente il loro ruolo quando rinunciano a fare gli eroi e scelgono di svolgere il proprio compito per quello che sono.

Bellissima è la figura Leia, – interpretata dalla compianta Carrie Fisher – la Principessa della Ribellione, a capo della Resistenza. Nonostante i suoi trascorsi eroici nel film non fa nulla di eroico, anzi, apparentemente non fa proprio nulla. In una delle prime scene la sua nave subisce un attacco e Leia rimane gravemente ferita e incosciente. Resta in questa condizione per gran parte del film, e quando si risveglia non ha un ruolo attivo nella lotta contro il Primo Ordine. È rappresentata per lo più mentre riflette, pensa – “serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” ops… lapsus…- e spera. Leia è donna dalla Speranza incrollabile, ed è questo il suo contributo decisivo alla causa. Ha uno sguardo che va oltre le difficoltà, oltre la tragica fine a cui la Resistenza sembra andare incontro. E contagia chi le è vicino con la forza della sua Speranza. Quanto abbiamo bisogno di adulti così!

Ma emblematica è la figura del Viceammiraglio Amilyn Holdo, chiamata a sostituire Leia alla guida della Resistenza. Appare come una maestrina antipatica e inconcludente, agli occhi dello spettatore e a quelli del giovane Poe Dameron, che vorrebbe prendere in mano la situazione a suo modo: lottando. Holdo predica calma in una situazione disperata – la nave della Resistenza, a corto di carburante, è inseguita dalla flotta del Primo Ordine – e viene da pensare che non abbia minimamente idea di cosa fare. Poe le si oppone in tutti i modi, provando a elaborare un piano per conto suo, mettendo in atto un ammutinamento… Solo alla fine si scoprirà che Holdo persegue un piano efficace, molto più di quello dell’indomito Poe. Solo alla fine ci si rende conto della saggezza e della determinazione di questa donna, che arriverà a dare la vita per permettere alla Resistenza di salvarsi. È l’anonima Holdo a dare una lezione all’aspirante eroe Poe. Una lezione di saggezza, responsabilità ed equilibrio, qualità che mancano al giovane. La Resistenza è salva non grazie a un eroe, ma grazie a una donna che non si cura delle apparenze, è capace di tenere la barra dritta nelle difficoltà e di donare la vita per quello in cui crede.

La necessità di adulti che non siano eroi è espressa emblematicamente anche dalla parabola che Luke Skywalker vive nel corso del film. Dopo la partenza di Rey dall’isola sacra dei Jedi, Luke, sempre più sfiduciato, riceve in visione la visita di Yoda, il maestro che lo aveva addestrato quando era lui ad essere giovane. Yoda viene in soccorso del suo vecchio apprendista dandogli un’ultima grande lezione. Luke è convinto che la sua debolezza, il suo fallimento siano insuperabili. Ragiona ancora da eroe: un eroe non può fallire. Yoda gli svela che il compito di un maestro è trasmettere ciò che ha imparato: “vigore, controllo, ma debolezza, follia, fallimento anche. Sì, fallimento soprattutto! Il più grande maestro il fallimento è”. Queste parole squarciano il vuoto in cui Luke si era rifugiato, fanno crollare l’eroe e risorgere l’uomo e la fede. E il grande Jedi troverà la forza di rialzarsi, di andare in soccorso dei suoi amici, di dare la vita: distrutto dalla fatica ma finalmente in pace, dopo aver contribuito in modo determinante alla sopravvivenza della Resistenza, in una scena stupenda, morirà contemplando un meraviglioso tramonto.

Mi piace inserire una postilla legata al tema della fede: Yoda, compie un gesto che destabilizza Luke nelle sue certezze: con un fulmine incendia l’antico albero dei Jedi e i libri sacri in esso custoditi. Luke, sconcertato, chiede: “quindi è tempo che l’ordine dei Jedi scompaia?” e Yoda risponde: “tempo è che tu guardi oltre una pila di vecchi libri”. Messaggio fortissimo se proviamo a riferirlo alla nostra Chiesa.

Gli ultimi Jedi scandaglia in profondità il mondo adulto, provocandolo alla radice. C’è un mondo adulto depresso, arrogante, indifferente, ma ci sono anche adulti silenziosi, capaci però di sperare, di svolgere in silenzio il proprio compito, di accettare i fallimenti, di dare la vita. Questi sono gli adulti di cui i giovani hanno bisogno. Il modo più bello di pensarsi come adulti lo ritrovo riassunto nell’ultima frase che Yoda consegna Luke: “noi siamo il terreno su cui essi crescono, questo è il vero fardello di tutti i maestri”.

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