…dopotutto…

E dopotutto ti ritrovi felice!
Felice! E non te lo sai spiegare
neanche perché!
Sì, perché tanti dei
problemi che avevi te li senti ancora addosso,
perché tanti pesi non te li sei
ancora scrollati dalle spalle, anzi, ti sei ritrovato con nuovi pesi
da portare…
perché la confusione in testa
rimane, la nebbia oltre la strada percorribile più o meno in
un anno non si dirada…
i volti che ti mandano in confusione, i
desideri che non riesci a interpretare, l’intreccio delle relazioni
così difficile da districare rimangono…
e poi quei sentimenti, quelle cose che
senti e che ti lasciano lì tra il fascino e un’attesa
insensata, indeterminata, non calcolata, dolorosa… forse perché
non riesci, forse perché non puoi, forse perché non
vuoi, forse perché chissà per quali e quanti altri
motivi… non vogliono andare a posto!

Eppure, dopotutto, nonostante tutto,
arrivi stanco una domenica sera e ti ritrovi felice!
Felice, semplicemente così…

E non c’è un motivo
particolare…
Non va tutto bene e probabilmente non
lo andrà mai…
Ma nel cuore senti come una grande
pace, una grande serenità…
Non va tutto bene ma forse hai capito
che non importa il risultato ma come giochi la partita…
E forse, dopotutto, ti rendi conto,
spaventandoti un po’ del tuo orgoglio, che la partita la stai
giocando bene.
E allora sei felice! Sei sereno! Vivi
ogni giorno cercando di fare bene ogni cosa, di non sprecare
occasioni, di assaporare la vita così come ogni giorno si
presenta…
E forse sì, finalmente riesci a
vivere e a scegliere senza avere paura di come sei, senza aver paura
di essere sbagliato, senza aver paura di non essere all’altezza,
senza aver paura di star tradendo il tuo personaggio…
Perché la misura della tua vita
sei solo tu, e i tuoi difetti, i tuoi limiti, in definitiva sono lì
ad aspettare di essere amati per poter guarire e contribuire alla tua
bellezza.
Ti brucia la domanda, ti spacca dentro:
chi amerà mai questi tuoi difetti? Chi si chinerà a
guardare su di te, dentro di te, e amare quello che vi trova?
L’attesa… la speranza… la paura…
Ma intanto ti ritrovi felice!
Felice, semplicemente così…
Senza comprenderne fino in fondo il perché… dopotutto… una
domenica sera…

…come un film…

A volte ti capita di guardare un
film…
E vorresti che la tua vita fosse come
un film…Così…
con la musica giusta al
momento giusto…
Con una trama, un inizio e una fine…
Dove tutti i pezzi stanno insieme…
Dove alla fine capisci cosa ci stava a
fare quella scena a metà…
Dove, se lo riguardi al rallentatore,
scopri che ogni piccolo dettaglio è pensato e ha un senso…
E poi ti piacerebbe che fosse come un
film,
che le parti noiose le puoi mandare
avanti veloce…
che se ti va di rivedere una scena
basta schiacciare un pulsante…
che alla fine, bello o brutto che
sia… c’è sempre un finale…
Ma quando spegni il dvd… ti affacci
alla finestra…
e non c’è nessuna musica di
sottofondo…
e sai che oggi, come domani, come
dopodomani vivrai tante scene che manderesti avanti veloce,
anzi, tante scene che un regista non si
sarebbe mai preso la briga di girare…
Forse perché non interessano…
forse perché in fondo la trama va bene anche senza…
Già… la trama… Che trama!

E il finale? È sempre
rimandato… O almeno così sembra sempre…
E anche nei momenti catartici… non
c’è mai la musica di sottofondo, non c’è mai il
rallenty, non c’è mai la certezza che quello è un
momento fondamentale della tua trama…
E lì, in fondo al cuore quel
dubbio, quella domanda…

Questo film che la vita non è,
ha un regista o è solo un insieme di spezzoni assemblati?
Ma forse l’errore sta nel pensare che
nella vita tu sei un attore,
perché non capisci che in realtà
tu sei il regista…

e forse sì… in definitiva sei
un regista di spezzoni…
ma con la speranza che un Regista più
grande con quegli spezzoni organizzi una trama…

Cambiamenti…

Ciao a tutti!!
Con questo intervento voglio dirvi della decisione che ho preso alla fine di questa estate:
confrontandomi con gli educatori del seminario e in assoluta sintonia con loro ho preso la decisone di interrompere il cammino in seminario.
Decisione presa con grande serenità e con grande fiducia nel Signore che so continua a guidare il mio cammino e grande desiderio di continuare a seguirlo,continuare a cercareefare la sua volontà, Lui, che ha preso la mia vita l’ha guidata giorno per giorno, non l’ha mai abbandonata, e anche adesso mi è accanto in ogni passo del mio cammino.
Certo adesso si apre un periodo che sarà pieno di novità e non nascondo anche una certo timore, dove però, come dice Jovanotti, “la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare…”.
Tengo a precisare che tutto quello che dicevo e facevo l’ho sempre detto e fatto non perché ero seminarista ma perché in quelle cose ci credevo e ci credo! Per questo, anche se inevitabilmente da questo momento cambieranno tante cose, quello che sono, quello che penso, quello che credo, rimane. Così come rimangono tutte le persone incontrate, la verità e la bellezza delle relazioni, la disponibilità e il desiderio di continuare a viverle.
Continuo a credere, continuo a cercare; cerco la via, la verità, la vita. Cerco una vita contagiosa di bellezza e felicità. E so di essere in buone mani perché c’è già stato uno che ha detto “Io sono la via, la verità e la vita…” “… perché la vostra gioia sia piena!”
Gabry

In giro per il mondo

Certe volte di star chiuso in casa, chiuso in te, non ne puoi più e allora decidi di uscire e andare in giro per il mondo.
E nel mondo ti imbatti in tanta gente.
Ci sono quelli là, che vedi in centro, sempre tirati a lucido, sempre senza niente fuori posto, ma che poi vedi in giro e ti chiedi se dietro quell’apparire, dentro quei vestiti, ci sia qualcosa di più.
Ci sono quegli altri, che dicono di essere a posto, di avere un inizio e sapere dov’è la fine, quelli che non potrai mai dirgli niente perché loro lo sanno già…
E poi trovi volti di ragazzi sfregiati di metallo, dove la bellezza ha ceduto il posto alla trasgressione, dove non si sa come, non si sa dove, traluce un immenso dolore.
Ci sono quelli là, moto truccate, musica a palla, ritmo ossessivo, bella zio, vai tranzollo, che sembrano i padroni del mondo, che sembrano gli unici al mondo, e ti chiedi se un senso l’han perso o non l’hanno mai avuto.
E poi i trasgressivi, vestiti di scuro, le borchie allacciate, Jim Morrison il profeta, morire dietro un rasta, il concerto è il non plus ultra; tra nero e metallo ti chiedi dove qui ci sia spazio per un po’ di luce.
E lì i ragazzini, confusi e spaesati, ti dicono quello che hanno sentito; i fighi, la tele, i cantanti, la tipa, tutto il resto non sanno che esiste.
E poi gli anacronisti, ancora legati ad vecchi ideali, a gerghi passati, a slogan strausati, e a sentir loro il mondo fa schifo perché nessuno li segue.
E lì quelli inutili, li vedi sfigati, non seguono niente, non prendono parte, forse disorientati, forse ancora increduli all’idea che la vita sia solo tutto questo…
Così, in giro per il mondo trovi questo e molto altro…
E tu lì davanti a vederli passare ti chiedi chi sei e chi vuoi diventare. Cosa sia la vita, cosa conviene cercare, cosa davvero senti di desiderare. Ma intorno c’è troppo rumore, troppe luci d’ombra, troppo clamore. E allora non ti resta che continuare a sperare che Qualcuno in questo mondo almeno te e le persone che ami davvero le possa salvare.

Aspettando quel giorno

Finiscono le lezioni…
si parte con gli esami…
epoi… e poi…
quando anche questi saranno finalmente finiti…
ci sarà l’oratorio… con tutto il carico di attese… di speranze… di promesse…
E poi, ma poi… anche quello sarà finito…
e allora le vacanze… i campeggi… la bellezza dell’estate… rivedere tanti amici…
sì… ma poi… poi si ricomincerà… di nuovo lezioni… di nuovo scuola… e poi ancora esami… e poi ancora vacanze…
così… avanti… sempre avanti…
forse perché fermarsi non si riesce… forse perché tornare indietro non si può…
forse semplicemente perché ogni mattino ti risvegli e tiaccorgi chelà fuori c’è ancora un nuovo giorno…
e ti ritrovi lì, di fronte al mondo… di fronte alla vita…
Con in spalla tutto quello che hai vissuto…
Con in testa tutto quello che ancora devi vivere…
Con nel cuore tutti i volti che hai incontrato…
E sullo stomaco tutte le fatiche che hai provato…
E ti chiedi… ci sarà finalmente un giorno in cui tutto sia pienezza?
In cui cessi il provvisorio, in cui smetta l’apparenza…
In cui quello che tu vivi non sia solo un’esperienza… Non sia solo transitorio…
Un unico eterno giorno in cui tutto appaia chiaro… in cui tutto sialucente… dove tutto è trasparenza…
Un giorno in cui finalmente te lo spieghino… te lo dicano il perché…
Perché le gioie… così intense… così passeggere… così consolanti… così uniche…
perché i sorrisi… così rassicuranti… così necessari… così potenti…
perché l’amore… così grandioso… così stupendo… così difficile… così fragile… così incomprensibile…
perché quei volti… quelli e non altri… la loro bellezza… la loro miseria… la loro unicità…
perché quelle passioni… quegli affetti… quei sentimenti… quelle emozioni…
perché la sofferenza… perché il dolore… perché il male… perché l’ingiustizia…
perché quella strada… e, se c’è… perché quella meta…
Domande e speranze… speranze e domande…
Ma intanto… avanti…
forse perché fermarsi non si riesce… forse perché tornare indietro non si può…
forse semplicemente perché ogni mattino ti risvegli e ti accorgi chelà fuori c’è ancora un nuovo giorno…
Avanti… sempre avanti…
Aspettando quel giorno…

Il pazzo

Ci sono due bellissime canzoni che parlano di pazzi.
La prima, di Masini, a un certo punto dice
“Mi dimetto da falso poeta, da profeta di questo Fan’s Club, io non voglio insegnarvi la vita perché ognuno la impara da sé… Me ne andrò nel rumore dei fischi, sarò io a liberarvi di me, di quel pazzo che grida nei dischi il bisogno d’amore che c’è…”
La seconda, di Bennato, finisce dicendo
“Seconda stella a destra, questo è il cammino, e poi dritto fino al mattino, non ti puoi sbagliare perché, quella è l’isola che non c’è! E ti prendono in giro se continui a cercarla, ma non darti per vinto perché chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle forse è ancora più pazzo di te!”

Quando arrivi a sera stanco morto e ti sembra di non aver combinato nulla…
Quando torni a casa e ti chiedi a cosa è servito sbattersi tanto…
Quando le persone a cui vuoi bene le senti lontane…
Quando avresti bisogno di aver vicino qualcuno che, ogni tanto, sia lui a darti una pacca sulla spalla per continuare a camminare…
Quando tutti questi pensieri a metà tra la fatica e la delusione ti riempiono la testa, è forte la tentazione di gridare come Masini le mie dimissioni da “falso poeta”, da “pazzo che grida il bisogno d’amore che c’è”, la tentazione di smetterla con le favole, con i sogni, con le speranze… smettere di pretendere o desiderare di“insegnarvi la vita”, dichiarare il fallimento e “liberarvi di me”…

Ma poi rialzi lo sguardo e ti ritrovi a contemplare nel cielo quella seconda stella a destra…
Quella strada, quella via che promette un’isola che non c’è…
Un isola di favola… un’isola perfetta…
Immagini un’isola in cui i volti delle persone che ami siano sempre sorridenti,
in cui quei tuoi amici che tra loro si odiano li ritrovi in un abbraccio,
in cui tutti i sospetti, tutti i sotterfugi, tutto il groviglio delle ipotesi, non esistano più,
in cui ognuno possa deporre le difese, deporre le maschere, e presentarsi all’altro senza paura, in tutta la sua bellezza e autenticità…
in cui l’affetto di chi ti vuole bene sia percepibile in ogni momento, senza la paura costante di sbagliare e rovinare tutto…
in cui ti senti amato non perché sei bravo, sei bello, sei simpatico… ma perché sei tu!

Lo so, è impossibile. Lo so, è un’utopia… è un’isola che non c’è…
“E ti prendono in giro se continui a cercarla”… ti dicono che sei un illuso… un pazzo…
Ma prego Dio di non farmi mai smettere dicredereche se tu che ancora speri sei pazzo
“chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle, forse è ancora più pazzo di te…”