Io non sono Charlie

Prima cosa da dire con forza è che ciò che è accaduto a Charlie Hebdo è un crimine efferato che non può avere in nessuna sede e in nessun discorso qualsivoglia tipo di attenuante. Lungi da me il dare la ben che minima impressione di voler in qualche modo sminuire ciò che questi terroristi hanno fatto, lungi da me anche solo immaginare di poter sostenere che “con quelle vignette se la sono cercata”, come ho letto in qualche commento. Ciò che è accaduto a Charlie Herbdo va condannato senza se e senza ma, con tutta la forza e la determinazione possibile.

Ciò ribadito senza esitazione, mi pongo qualche domanda sul tema della libertà di espressione. Mi chiedo se davvero in nome della libertà diespressione tutto è lecito. Continua a leggere “Io non sono Charlie”

Fascino e paura delle scelte di vita

Pubblico il testo della testimonianza che mi è stato chiesto di fare in occasione della presentazione del premio “Carlo Maria Martini Intenational Award”, sul tema “Fascino e paura delle scelte di vita”.

Nel mio riflettere sul tema “fascino e paura delle scelte di vita” a partire dai testi del Cardinal Martini voglio partire da una premessa, che riguarda il mio rapporto con i testi di quest’uomo, che per me è stato un grande maestro. Più volte e in momenti diversi della mia vita mi sono accostato ai suoi scritti, e ricordo che la sensazione iniziale di fronte a ciò che il cardinale suggeriva era, mi si permetta questa espressione, quella di una certa irritazione di fronte alla sua disarmante semplicità. Io leggendo i suoi testi cercavo le soluzioni alle grandi domande che proprio il fascino e la paura delle scelte mi suscitavano, e che mi sembravano intricate e enigmatiche. E invece mi trovavo davanti a una semplicità che al momento mi dava questa sensazione, irritante. In realtà, ho compreso dopo, era una semplicità in grado di arrivare immediatamente all’essenziale, al nocciolo della questione, eliminando i fronzoli. Per questo da irritazione il sentimento nei suoi confronti ben presto si è trasformato in gratitudine. Continua a leggere “Fascino e paura delle scelte di vita”

I crocifissi nelle scuole?

Leggendo e ascoltando in questi giorni quanto detto e scritto riguardo la sentenza della Corte europea circa i crocifissi nelle scuole italiane mi sono sorte alcune domande.
L’impressione è che, come sempre, la questione dei crocifissi sia la motivazione di facciata, mentre sotto vi siano altre ragioni che fomentano la polemica.
La domanda che mi pongo, da cristiano e da insegnante di religione è questa: oggi che significato ha il crocifisso nelle scuole? Continua a leggere “I crocifissi nelle scuole?”

Abruzzo, 6 aprile 2009

Cosa dire?
Cosa dire di fronte a certe immagini? Case sbriciolate, paesi rasi al suolo, cadaveri ai margini della strada avvolti in coperture improvvisate.
Cosa dire di fronte a certe testimonianze? Persone che hanno perso tutto, uomini e donne sconvolti dalla scomparsa improvvisa dei propri cari.
Forse non c’è nulla da dire. Normalmente, in questi casi, accanto al chiasso dei media e alle dichiarazioni di solidarietà si erge un accorato silenzio, consigliato da tutti.
Silenzio perché umanamente è impossibile trovare parole.
Silenzio perché tutto quello che ti sfiora la mente di dire appare estremamente banale e inadeguato di fronte alla realtà.
Ma accanto a questo silenzio delle risposte si erge incontrovertibile il frastuono inespresso delle domande. Quelle domande che sono sempre le stesse da quando è stato creato il mondo, e che nemmeno la migliore delle teodicee potrà mai far tacere. Domande dinanzi alle quali ogni tentativo di difendere Dio cade nell’imbarazzo e muore davanti all’evidenza della realtà.
E allora cosa dire? Cosa può dire un cristiano? Cosa può dire un prof di religione ai ragazzi che gli chiedono “ma se Dio esiste… perché?”… E cosa può dire ogni uomo, di ogni etnia e cultura, di ogni credo e religione di fronte a tutto questo?
Non dice nulla la retorica della croce. Non dice nulla il ricorso alla “sofferenza utile”. Non dice nulla sottolineare da cristiani che “non è Dio a volere tutto questo”, anzi forse peggiora le cose affermarlo: se non puoi prendertela nemmeno con Dio allora a chi ti puoi rivolgere?
E non dice nulla nemmeno il fatalismo, l’arrendevole considerazione sulla caducità dell’uomo e sulla tirannia della natura. Nulla dice lo scetticismo elevato a sistema, sprezzante o sofferto che sia. Neppure un politicamente corretto silenzio ha qualcosa da dire.
Di fronte a questo male parole e silenzio restano vuoti, sterili, insignificanti. E tutti gli uomini, così diversi tra loro, così normalmente agguerriti nel difendere le proprie posizioni, si ritrovano nella stessa identica situazione di incapacità, di impotenza.
Che dunque? Ne usciamo sconfitti? Debellati? Disperati oltre che decimati? Riconoscendo definitivamente la nostra impotenza e la nostra insignificanza? Deponendo le armi, intellettuali o fideiste che siano, e sventolando bandiera bianca di fronte alla vita?
Sarebbe forse la soluzione più logica una volta constatata l’insignificanza di ogni risposta…
Ma poi esci dai tuoi pensieri e provi ad alzare lo sguardo. E ti accorgi che quei paesi devastati dell’Abruzzo non sono solo ammassi di macerie. Sono anche uomini e donne che lottano. Lottano per tentare di salvare ancora qualcuno. Lottano per resistere alla fatica, alle ferite, al dolore. Lottano, continuano a lottare. Si aiutano a vicenda e resistono instancabilmente.
Ma come? Non era tutto inutile? Non era tutto finito? Che cosa vi da quella forza? Che risposta avete trovato a questa sofferenza? Spiegatela anche a noi che non capiamo!
Ma non c’è nessuna risposta da spiegare. Nessun ragionamento da condividere. C’è solo un appello, evidente tanto quanto questa sofferenza. È l’appello a non rimanere fermi ma a mobilitarsi. L’appello a non arrendersi ma a raddoppiare gli sforzi. L’appello di fronte al male a reagire con il massimo di bene possibile.
E allora capisci che questo mondo non ha bisogno di parole né di incoraggiati silenzi. Ha bisogno di questa reazione. Perché se cerchi di difenderti la sofferenza ti sconfigge. La puoi vincere solo se contrattacchi e dimostri a te e a chi ti sta intorno che nonostante tutto è ancora possibile lottare, è ancora possibile amare, è ancora possibile sperare.
Mai come in questo momento il mondo ha bisogno di uomini capaci di portare questa speranza. Una speranza che non è da spiegare, non è da zittire, è solo da vivere.

In giro per il mondo

Certe volte di star chiuso in casa, chiuso in te, non ne puoi più e allora decidi di uscire e andare in giro per il mondo.
E nel mondo ti imbatti in tanta gente.
Ci sono quelli là, che vedi in centro, sempre tirati a lucido, sempre senza niente fuori posto, ma che poi vedi in giro e ti chiedi se dietro quell’apparire, dentro quei vestiti, ci sia qualcosa di più.
Ci sono quegli altri, che dicono di essere a posto, di avere un inizio e sapere dov’è la fine, quelli che non potrai mai dirgli niente perché loro lo sanno già…
E poi trovi volti di ragazzi sfregiati di metallo, dove la bellezza ha ceduto il posto alla trasgressione, dove non si sa come, non si sa dove, traluce un immenso dolore.
Ci sono quelli là, moto truccate, musica a palla, ritmo ossessivo, bella zio, vai tranzollo, che sembrano i padroni del mondo, che sembrano gli unici al mondo, e ti chiedi se un senso l’han perso o non l’hanno mai avuto.
E poi i trasgressivi, vestiti di scuro, le borchie allacciate, Jim Morrison il profeta, morire dietro un rasta, il concerto è il non plus ultra; tra nero e metallo ti chiedi dove qui ci sia spazio per un po’ di luce.
E lì i ragazzini, confusi e spaesati, ti dicono quello che hanno sentito; i fighi, la tele, i cantanti, la tipa, tutto il resto non sanno che esiste.
E poi gli anacronisti, ancora legati ad vecchi ideali, a gerghi passati, a slogan strausati, e a sentir loro il mondo fa schifo perché nessuno li segue.
E lì quelli inutili, li vedi sfigati, non seguono niente, non prendono parte, forse disorientati, forse ancora increduli all’idea che la vita sia solo tutto questo…
Così, in giro per il mondo trovi questo e molto altro…
E tu lì davanti a vederli passare ti chiedi chi sei e chi vuoi diventare. Cosa sia la vita, cosa conviene cercare, cosa davvero senti di desiderare. Ma intorno c’è troppo rumore, troppe luci d’ombra, troppo clamore. E allora non ti resta che continuare a sperare che Qualcuno in questo mondo almeno te e le persone che ami davvero le possa salvare.