Tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere

“Tu vedi il mondo com’è e vedi il mondo come dovrebbe essere… Non sei contenta se le cose non sono giuste… e questo significa… che non sarai mai felice.” (Dt. House)

Realismo e utopia.
Due cose che si oppongono da sempre.
Non solo, due cose che chiedono di diventare esclusive:
se sei realista non puoi essere utopista e se sei utopista non sei realista.
In questo sta la condanna dell’uomo.
Da una parte desidera spiegare le ali e librarsi in volo verso un mondo di bellezza…
Dall’altra è inchiodato ad una realtà in cui si accorge di non avere ali né cieli, ma solo un’intricato labirinto di mura contro cui continuamente va a sbattere.
Che fare?
Cacciare fuori il mondo dalla tua vita e rinchiudersi in qualche isola felice creata su misura per te, per avere l’illusione che quel mondo reale non esista?
Sarebbe una fuga. Sarebbe un’illusione. Sarebbe una resa.
Rinunciare a quel desiderio di oltre, di bello, di grande, perché irrealizzabile, infantile, impossibile?
Sarebbe una mutilazione. Sarebbe una rassegnazione, Sarebbe una resa.
La cancellazione del realismo per l’utopia o dell’utopia per il realismo sono rese.
Non fanno felici.
Ed allora eccola la nostra condanna.
Siamo impossibilitati alla felicità perché la desideriamo e non ci basta quello che c’è.
Chi è felice?
Forse solo chi non si pone problemi. Chi si accontanta di quello che c’è senza desiderare di più. Senza essere consapevoli che la vita potrebbe essere qualcosa di più…
Ma questo è un “privilegio”(?) che non a tutti è concesso. Anzi, forse a nessuno, ma in tanti sono bravi a simularlo.
Ma chi desidera è condannato.
Siamo noi sbagliati o è il mondo?
Poco importa in realtà…
La sentenza è emessa: per chi crede che il mondo dovrebbe essere diverso c’è una condanna.
La condanna all’infelicità.

A meno che non sia una sfida.
La sfida di rimanere nel mezzo, tra realismo e utopia.
La sfida di combattere una battaglia che sai che non vincerai mai ma che capisci che è l’unica per cui valga la pena di combattere.
La battaglia di far reale l’utopia, di fare utopica la realtà.
Si può vivere così?
Combattendo l’unica battaglia per cui sei disposto a impegnarti, ma sapendo che è una battaglia persa in partenza?
Si può dire che la felicità stia nel combattere e non nel vincere?
A seconda di come la tua vita riesce a rispondere a questa domanda sei un condannato o un uomo felice.

Cambiare…

A volte serve cambiare!
Arrivi ad un certo punto e ti accorgi che i vestiti che indossi non vanno più bene.
Ti guardi allo specchio e capisci che quello che sei è diverso da quello che eri…
Non lo sai se è meglio ora o se è era meglio una volta…
Tuttavia, nel bene e nel male, è così…
Tornare indietro, purtroppo o per fortuna, non si può…
Si può solo andare avanti.
E sta a te scegliere come.
Se tirare avanti o avanzare.
Se lasciarti trascinare a forza dalla vita
o guardarla in faccia e scegliere tu quale strada percorrere tra le diverse che ti si aprono davanti.
Se limitarti a tappare le falle della tua nave o spiegare le vele seguendo una rotta…
In ogni caso cambiare, perché star fermi non si può o perché scopri una meta più grande da raggiungere… ma in ogni caso cambiare!
Cambiare l’interno e cambiare l’esterno…
Sì, perché, come dice il Vangelo,
è inutile cucire toppe nuove su vestiti vecchi,
è inutile versare vino nuovo in otri vecchi…
Così, ecco questo nuovo blog,
piccolo tassello tra gli altri che vuole dire chi sono o chi vorrei essere,
sapendo di essere sempre non univoco ma contradditorio,
non lineare ma enigmatico,
anzitutto ai miei stessi occhi, così come agli occhi di chi mi sta intorno.
Ma questa è la vita, questo sono io.
Cerco di vivere per quello che sono,
provando a accettarmi per quello che sono,
sperando di riuscire a non smettere mai di credere che c’è un Dio che questa mia complessità la ama.
Non solo:
l’ha sognata e creata, amata e guidata passo per passo fino ad oggi…
di cambiamento in cambiamento…
e mai smetterà di accompagnarmi, qualunque strada mi capiterà di percorrere…

Fermando il tempo…

Nelle notti che precedono gli esami capita di sognare…
e il sogno  più ricorrente, quando sei indietro con lo studio,
è quello di poter fermare il tempo, fermarlo in un punto,
e lasciarlo lì fino a quando non avrai finito il programma dell’esame…
E così nel mio sogno il tempo si è fermato.
Ma nonostante il proposito di utilizzare questo tempo fermo per studiare,
non ho resistito alla tentazione…
sono uscito fuori dalla mia stanza, fuori dalla mia finestra, fuori dalla mia città,
e ho cominciato ad osservare il mondo,
il mondo fermo, in un’istantanea…
E sono rimasto stupito nel contemplarlo.
Passando di casa in casa… di città in città… di continente in continente…
Pensavo che la diversità fosse tra le culture, tra i popoli, tra le nazioni…
e invece mi sono accorto che le diversità più grandi stanno vicine di casa.
In una casa trovi la gioia di una mamma che coccola in suo bimbo,
in quella a fianco la solitudine di un’anziana che non ha più nessuno accanto.
In una cabina di crociera trovi la passione di due sposi in luna di miele,
in quella a fianco la disperazione di un uomo che viaggia per dimenticare…
In una baracca del campo profughi trovi la miseria di cinque fratelli rimasti senza genitori…
in quella a fianco la ricchezza d’animo del giovane volontario che ha scelto di dedicare la sua vita per loro…
Di corsa in stazione trovi l’entusiasmo della giovane al suo primo giorno di lavoro,
sulla panchina lì a fianco il vuoto di un giovane riempito dalla sua bottiglia….
Davanti a uno specchio trovi l’insicurezza dell’adolescente che si chiede se potrà mai piacere a quello lì,
nella camera accanto la rassegnazione di un padre con due mogli alle spalle e nulla di più…
E tornando nella mia camera dopo aver percorso il mondo,
osservo il mio libro che chiede di essere aperto,
osservo la mia stanza, questo angolo specchio di quello che sono,
e mi domando cos’è questa vita, cos’è questo uomo…
e soprattutto che ci sto a fare in questo mondo,
cosa farne della mia vita, una volta che il tempo avrà ricominciato a scorrere…

Inconsapevole della tua vera bellezza

Perfetta no. Non lo sei mai stata e continui a rimproverartelo.
Insicura sì, ma non lo ammetteresti mai.
Serbi paure, lì nascoste… ma celate in fondo, al buio… inaccessibili a chiunque…
Ti volti indietro a guardare gli anni passati e con rabbia vi scorgi ostacoli per quello che verrà…
Pesi che ti porti appresso ma che non volevi…
Cose che altri ti hanno cucito addosso e che ti stanno così strette…
Prendi un foglio e disegni chi vorresti essere,
ti guardi allo specchio e non potresti scorgervi immagine più diversa.
E allora ti cammuffi, ti nascondi… per primo a te stessa…
Ti chiudi, ti fortifichi, ti mostri sicura e incontestabile…
Dietro rimmel e fondo tinta,
Dietro lenti e vestiti,
Dietro musica e stili…
E te ne vai, in giro per il mondo,
senza correre rischi così mascherata…
in giro per il mondo… inconsapevole della tua vera bellezza.
Sì, perché non sei bella per come ti mostri,
non sei bella per come cerchi di essere,
per come vuoi farci credere che sei.
Sei bella tu, non la tua immagine.
Sei bella in quello specchio, non nel tuo disegno.
Sei bella quando alla sera guardi dentro te e non ne vieni a capo,
quando ti chiedi perché e non trovi risposte,
quando tremi, e hai paura, e gli occhi ti si bagnano…
e vorresti di più… e sei attratta da meglio… che non sai cos’è ma che è così forte…
come una nostalgia anonima, come un anelito inesprimibile…
Sei bella lì, quando sei tu, tu e nient’altro che tu.
Rimarrebbe abbagliato dalla tua bellezza il mondo se avessi il coraggio di mostrarti così,
senza pretendere di essere perfetta, senza cerare di essere diversa,.
Con quel passato, con questa storia,

con quel carattere, con questo aspetto…
Così, di fronte al mondo,
sapendo di esser fragile,
sapendo di essere insicura,
sapendo di avere paura.
Ma consapevole che solo così quando qualcuno si innamorerà di te
sarai veramente tu la sua amata..
Perché se uno si innamora della bellezza che tu cerchi di ostentare
prima o poi rimarrà deluso.
Se uno si innamora della bellezza che sei ma che hai paura di mostrare,
forse perché troppo preziosa, forse perché troppo tua,
la contemplerà per sempre in ogni tuo gesto,
e anche a te apparirà splendente,
riflessa nei suoi occhi.

Grazie Neve!!

E anche stavolta, Neve, ci hai obbligato a fermaci.
Eravamo pronti a ricominciare freneticamente dopo le feste
e invece ci hai bloccato, hai impedito che tutto tornasse subito come prima.
E forse per alcuni è una seccatura.
Per alcuni solo un ostacolo da superare…
Ma forse, se siamo in grado di cogliere l’attimo, sapremo non lasciarci sfuggire questo dono…
Sì, questa grande occasione!
L’occasione di fermarsi. Fermarsi e contemplare.
Contemplare il tuo candore, che riveste tutte le cose…
Quasi a volerle purificare!
Contemplare la lucentezza che rifletti da ogni parte…
Quasi a voler far risplendere di luce tutto il mondo!
E come stride questo con le nostre città! Come stride con il nostro cuore affannato!
E allora, grazie Neve!!
Grazie, perché in mezzo alla frenesia del mondo
ci dai l’opportunità di fermarci… e contemplare la Bellezza.
Quella Bellezza che tu porti su tutto ciò che tocchi…
Quella Bellezza che è ancora in grado di stupirci… di farci sognare…
Quella Bellezza che ci fa ricordare la gioia di quando eravamo bambini…
Quando, Neve, eri attesa… desiderata… accolta con un entusiasmo straordinario…
E non temuta perché sconvolgi i nostri piccoli schemi… i nostri sterili ritmi…
E fa niente se tra qualche giorno tutto sarà finito…
Fa niente se tra poco tutto tornerà grigio e spoglio come prima…
Sta a noi ora il compito di portare nel mondo quella Bellezza…
Sta a noi ora il compito di far risplendere di luce tutto ciò che tocchiamo…

Un giorno sulla terra, dieci anni nel mare…

Un giorno sulla terra, dieci anni nel mare…
Così finisce la grande saga dei Pirati dei Caraibi.
Un giorno, uno soltanto… sulla terra….
La terra ferma, asciutta, sicura…
senza incertezze, senza pericoli, senza dubbi…
senza quel flusso di onde che ti fanno traballare…
senza essere in balia di correnti che non sai gestire…
senza temere l’esplosione della furia del mare… della tempesta… dell’uragano…
Un giorno… un giorno sulla terra….
Sulla terra dove c’è l’amore… l’amore lì ad attenderti…
E solo un giorno per poterlo vivere… per poterlo assaporare… gustare…
E poi dieci lunghi anni di mare…
Dieci anni di insicurezza… di incertezza…
in balia delle onde… del vento… dell’uragano…
E con in testa il ricordo di quel giorno…
L’unica cosa che ti dà speranza…
L’unica cosa per cui val la pena di vivere…
In attesa di quel giorno, che hai assaporato ma che  sembra non arrivare mai…
E però lì quel dubbio, quella domanda:
Nel bel mezzo dell’oceano che ti sbatte e ti porta dove vuole,
nel bel mezzo della tempesta che non ti fa perdere la speranza…
nel bel mezzo della corrente che non sai dove ti sta portando,
l’unca speranza è vivere nostalgici di quel giorno sulla terra aspettando il successivo?
O la sfida vera, la sfida della vita, è portare nel bel mezzo dell’oceano e dell’uragano la pienezza e la grandezza di quel giorno?