Il mondo nuovo

Settanta all’ora sulla statale,
musica di sottofondo,
sette e un quarto, prima di cena,
là in fondo le montagne,
e le tracce espanse di un sole rosso fuoco.
Andare, tornare…
Controllare il contagiri,
e poi di nuovo quelle vette.
Il cervello resettato,
stanco, pieno, frastornato,
ma ora, finalmente, in pace.
Pace immotivata, pace irriverente,
perché le vette sono all’orizzonte,
e tu sulla statale che congiunge te al mondo,
dove le vette sono illogiche,
dove il sole lascia solo segni al tramonto.
Pace di nostalgia o pace di verità,
pace di illusione o pace di anelito…
E ti verrebbe di non svoltare più,
di andare dritto alle montagne,
di affacciarti oltre il limite e contemplare il sole…
Ma ora è il mondo,
è una statale che finisce, e tu con lei.
A che servono le vette se intorno c’è il piattume?
A che serve un sole rosso, se il buio poi prevale?
Poi un miraggio, un sogno, un dubbio,
la statale trasformata,
non più piatta, illuminata,
ed intorno gioia e canto,
stupore, gratitudine e pianto.
Ti guardi nello specchietto e fatichi a riconoscerti,
svolti e segui la statale,
non sai più dove stai andando,
ma non ti importa perché hai capito.
Il sole dietro le vette si è preso i tuoi occhi,
e lasci a lui il compito di stupirti.

“Come va?” “Tutt’apposto”.

Immobile. Fermo.
Incapace di muoverti.
Perso nella palude, intrappolato nella stagno.
Buio. Senza luce.
Senza sole, senza stelle.
Senza strade, senza uscite.
Nemmeno il sollievo di un miraggio.
Nemmeno l’energia di un’illusione.
Resti immobile, ma ribolli dentro.
Rabbia, ribellione.
Ti senti che spaccheresti il mondo.
Ti senti che rovesceresti tutto.
Ma te ne resti fermo e immobile.
Bloccato da quello che sei.
Impedito da ciò che non sei.
Ti accorgi di voler fare a pugni,
ma non capisci con chi te la vuoi prendere,
e ti ritrovi così a battere il vuoto,
forse perché sei troppo vigliacco,
forse perché ciò a cui ti ribelli non è là fuori ma qui dentro.
Ribellione a questa faccia, ribellione a questa firma,
ribellione a queste ginocchia ed a queste cicatrici.
E ti vergogni della tua rabbia.
Di quello sei e che non eri.
Di quello che pensano e che non è vero.
Così resta tutto dentro.
Un sorriso e una battuta dissimulano ogni indizio.
“Come va?” “Tutt’apposto”.
Ed a loro basta questo.

Ho vagato sulla terra. Cerco vita. Cerco amore.

E’ da quando il sole è sorto che non smetto di cercare.
Ho vagato sulla terra. Cerco vita. Cerco amore.
Ho lasciato il mio paese, la mia casa, la mia terra.
Ho seguito sogni e stelle, luci e attese, fumi e promesse.

Son partito e sono andato da Alex, il campione.
Osannato, elogiato, il migliore, il capitano.
Ma poi capita che toppi, giochi male, giù di tono.
E dagli spalti fischi e accuse, ti rinnegano, non ti vogliono.
Dove è andato il capitano? Dove è andata la tua gloria?
Cerco vita. Cerco amore. Addio Alex. Me ne vado.

Son partito e sono andato da Sam, il vero amico.
Affettuoso e premuroso. Ai tuoi amici stai vicino.
Stai attento a quel che dici, ti preoccupi per loro.
Sei presente, disponibile, “se hai bisogno io ci sono”.
Ma poi cambian le situazioni, ed ognuno ha la sua strada.
Questo resta: un messaggio al compleanno e un augurio di Natale.
Nulla più. Più nessuno che ti chiede “come va, amico caro?”.
Cerco vita. Cerco amore. Addio Sam. Me ne vado.

Son partito e sono andato da Ben, il sacerdote.
Idealista e appassionato. Ti prendi cura di chi hai accanto.
Insegni amore, insegni vita, insegni il dono, insegni il bello.
E per ciò in cui credi sei disposto a sacrificare quasi tutto.
Ma poi le parole scivolan via e gli ideali diventano utopia.
E quelli per cui hai donato la vita seguono altre strade, altri valori.
Che frutto ha la tua passione? Che valore ha la tua fatica?
Cerco vita. Cerco amore. Addio Ben. Me ne vado.

Son partito e mi ritrovo con Severus, l’innamorato.
Fai di tutto per l’amata, senza pretender nulla in cambio.
Lei nemmeno sa di te, del tuo amore, della tua sofferenza,
e infelice se ne va, cercando chi la possa amare,
senza capire che dove non pensa ha già trovato ciò che cerca.
Sei insicuro ed impacciato. Resti solo con la tua pena.
Cerco vita. Cerco amore. Addio Severus. Me ne vado.

Son partito e sono andato da John, il professore.
Hai passione in quel che dici, non ti basta la lezione.
Hai tuoi allievi vuoi spiegare la bellezza della vita,
quella forza misteriosa che da senso all’esistenza.
Ma il tuo entusiasmo si va a infrangere su consuetudine e indifferenza.
E a chi importa quel che dici se per altre vie poi si sviluppa l’esistenza?
Cerco vita. Cerco Amore. Addio John. Me ne vado.

E’ da quando il sole è sorto che non smetto di cercare.
Ho vagato sulla terra. Cerco vita. Cerco amore.
Quanti sentieri, quante strade avrò ancora la forza di percorrere?
Quanti sogni, quanti valori sopporterò ancora veder infrangere?
E quando mai in questo mondo troverò quello che cerco?
Senza dire, sconsolato, ogni volta, “me ne vado”?

Andare lontano…

Fuggire, scappare, andare lontano…
Andarsene via, finalmente, libero…
Andare e fuggire.
Su per montagne, sempre più su,
seguendo sentieri o arrampicandosi tra rocce,
e sempre più su fino a alla neve,
fino alle cime, fino alle vette…
Senza fermarsi, senza fiatare,
solo fuggire, scappare, lontano…
Oppure giù al mare, nuotare tra i flutti,
sfidare le onde, fino all’orizzonte…
o sopra una nave, impostare la rotta,
seguendo una stella o navigando a vista,
sfidando tempeste, uragani e naufragi…
Fuggire, scappare, andare lontano…
Tra verdi pianure piatte e infinite,
tra deserti roventi e ghiacci perenni,
Tra pascoli erbosi, tra colli e ruscelli…
Ma lì in ogni luogo, in ogni sentiero,
una domanda resta costante,
non lascia pace, è lancinante:
Fuggire, scappare, andare lontano…
Già, lontano, ma lontano da cosa?

Tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere

“Tu vedi il mondo com’è e vedi il mondo come dovrebbe essere… Non sei contenta se le cose non sono giuste… e questo significa… che non sarai mai felice.” (Dt. House)

Realismo e utopia.
Due cose che si oppongono da sempre.
Non solo, due cose che chiedono di diventare esclusive:
se sei realista non puoi essere utopista e se sei utopista non sei realista.
In questo sta la condanna dell’uomo.
Da una parte desidera spiegare le ali e librarsi in volo verso un mondo di bellezza…
Dall’altra è inchiodato ad una realtà in cui si accorge di non avere ali né cieli, ma solo un’intricato labirinto di mura contro cui continuamente va a sbattere.
Che fare?
Cacciare fuori il mondo dalla tua vita e rinchiudersi in qualche isola felice creata su misura per te, per avere l’illusione che quel mondo reale non esista?
Sarebbe una fuga. Sarebbe un’illusione. Sarebbe una resa.
Rinunciare a quel desiderio di oltre, di bello, di grande, perché irrealizzabile, infantile, impossibile?
Sarebbe una mutilazione. Sarebbe una rassegnazione, Sarebbe una resa.
La cancellazione del realismo per l’utopia o dell’utopia per il realismo sono rese.
Non fanno felici.
Ed allora eccola la nostra condanna.
Siamo impossibilitati alla felicità perché la desideriamo e non ci basta quello che c’è.
Chi è felice?
Forse solo chi non si pone problemi. Chi si accontanta di quello che c’è senza desiderare di più. Senza essere consapevoli che la vita potrebbe essere qualcosa di più…
Ma questo è un “privilegio”(?) che non a tutti è concesso. Anzi, forse a nessuno, ma in tanti sono bravi a simularlo.
Ma chi desidera è condannato.
Siamo noi sbagliati o è il mondo?
Poco importa in realtà…
La sentenza è emessa: per chi crede che il mondo dovrebbe essere diverso c’è una condanna.
La condanna all’infelicità.

A meno che non sia una sfida.
La sfida di rimanere nel mezzo, tra realismo e utopia.
La sfida di combattere una battaglia che sai che non vincerai mai ma che capisci che è l’unica per cui valga la pena di combattere.
La battaglia di far reale l’utopia, di fare utopica la realtà.
Si può vivere così?
Combattendo l’unica battaglia per cui sei disposto a impegnarti, ma sapendo che è una battaglia persa in partenza?
Si può dire che la felicità stia nel combattere e non nel vincere?
A seconda di come la tua vita riesce a rispondere a questa domanda sei un condannato o un uomo felice.

Cambiare…

A volte serve cambiare!
Arrivi ad un certo punto e ti accorgi che i vestiti che indossi non vanno più bene.
Ti guardi allo specchio e capisci che quello che sei è diverso da quello che eri…
Non lo sai se è meglio ora o se è era meglio una volta…
Tuttavia, nel bene e nel male, è così…
Tornare indietro, purtroppo o per fortuna, non si può…
Si può solo andare avanti.
E sta a te scegliere come.
Se tirare avanti o avanzare.
Se lasciarti trascinare a forza dalla vita
o guardarla in faccia e scegliere tu quale strada percorrere tra le diverse che ti si aprono davanti.
Se limitarti a tappare le falle della tua nave o spiegare le vele seguendo una rotta…
In ogni caso cambiare, perché star fermi non si può o perché scopri una meta più grande da raggiungere… ma in ogni caso cambiare!
Cambiare l’interno e cambiare l’esterno…
Sì, perché, come dice il Vangelo,
è inutile cucire toppe nuove su vestiti vecchi,
è inutile versare vino nuovo in otri vecchi…
Così, ecco questo nuovo blog,
piccolo tassello tra gli altri che vuole dire chi sono o chi vorrei essere,
sapendo di essere sempre non univoco ma contradditorio,
non lineare ma enigmatico,
anzitutto ai miei stessi occhi, così come agli occhi di chi mi sta intorno.
Ma questa è la vita, questo sono io.
Cerco di vivere per quello che sono,
provando a accettarmi per quello che sono,
sperando di riuscire a non smettere mai di credere che c’è un Dio che questa mia complessità la ama.
Non solo:
l’ha sognata e creata, amata e guidata passo per passo fino ad oggi…
di cambiamento in cambiamento…
e mai smetterà di accompagnarmi, qualunque strada mi capiterà di percorrere…