Si è cominciato col coming out di monsignor Charamsa. Si è proseguito con le indiscrezioni sulle lettere spedite al papa da alti prelati, subito accalcatisi a smentire. Ora la falsa notizia della malattia di Francesco, resa intrigante da immagini di elicotteri nella notte e di equipe mediche di fama mondiale… Sembra una sceneggiatura di Dan Brown, è invece quello a cui stiamo assistendo dall’inizio del Sinodo.

Personalmente più leggo di tutto questo più dentro di me cresce una domanda: Chiesa, di cosa hai paura?

Cosa temi di perdere? Cosa così ostinatamente cerchi di difendere? Cosa ti trattiene dal lasciarti mettere sinceramente in discussione dal soffio dello Spirito?

Non sono ingenuo. È da quando mi è capitato sott’occhio per la prima volta un libro di storia che so di come nella Chiesa operino, anche ad alti livelli, personaggi più che mai distanti dalla logica del Vangelo, preoccupati di difendere i propri  interessi e il proprio potere più che di prestare attenzione allo Spirito e alla Sua voce. La loro paura segue logiche distantissime dal Vangelo e non è a loro che mi rivolgo.

Pongo la domanda invece a tutti i cristiani che, con sincerità e genuinità, si sentono realmente disorientati di fronte alla possibilità che il Sinodo apra a nuove prospettive. È una fatica che comprendo. Una fatica che condivido, dopo che per decenni sui temi della famiglia ci è stato chiesto un ossequio che non ammetteva discussioni o quasi. Una fatica che rischia di diventare paura se fomentata da continui tentaitivi di condizionamento e manipolazione.

Di cosa abbiamo paura? Perché abbiamo paura?

La paura non è mai evangelica. La fede lo è, e l’affidamento. Dalla paura non scaturiscono mai scelte evangeliche. Sgorgano invece dall’ascolto fiducioso dello Spirito, anche quando ci porta lontano dai nostri schemi.

Mi paiono più che mai profetiche oggi le parole che Giovanni Paolo II rivolse all’inizio del suo pontificato: “Non abbiate paura, aprite, spalancate le porte a Cristo!”.

È questo il mio desiderio: una Chiesa che trovi davvero la forza di spalancare completamente i suoi portoni, che con umiltà accolga e si lasci tutta scompaginare dal vento dello Spirito. Nella consapevolezza che l’unica cosa che dobbiamo davvero temere è non riuscire ad essere docili alla Sua voce.

Articolo pubblicato su Vinonuovo.it